Troppe aggressioni. Arbitri italiani in rivolta: siamo pronti a scioperare

Marcello Nicchi, presidente dell'Aia, ha denunciato di aver ricevuto una busta con proiettili dopo che in tv un giornalista avrebbe dichiarato: 'Troppi torti subiti. Bisogna sparare agli arbitri"

Arbitri italiani in rivolta

Arbitri italiani in rivolta

globalist 5 aprile 2018

Stavolta le proteste non arrivano dai calciatori, dai club o dagli spalti. Questa volta sono gli arbitri stessi a voler protestare. E venti di "sciopero" soffiano sulla Serie A. A rischio ci sono le partite del prossimo week end di campionato, quello del 14-15 aprile (32esima giornata). I motivi sono molteplici, dai mancati rimborsi all'uso del Var. Però a far traboccare il vaso sembra sia stato un episodio in effetti grave: una busta con proiettili all'Associazione Italiana Arbitri. "Nella sede dell'Aia sono arrivati plichi con pallottole indirizzati al sottoscritto, al vicepresidente e a Rizzoli: abbiamo informato la Digos e il Viminale". Lo ha dichiarato il presidente dell'Associazione italiana arbitri Marcello Nicchi in una conferenza stampa convocata a Roma. "Ci sono tesserati della Federcalcio che parlano di malafede della classe arbitrale: non ho sentito una parola da parte di nessuno - ha dichiarato Nicchi - Un giornalista professionista ha anche dichiarato in una trasmissione: 'In guerra si va sparando, bisogna sparare agli arbitri'. Lo abbiamo denunciato e seguiremo gli sviluppi della vicenda, ma a seguito di questo episodio abbiamo ricevuto plichi con pallottole".


Nicchi ha parlato di un clima teso e ostile attorno alla categoria, facendo riferimento a un sit-in, presumibilmente quello dei tifosi laziali innanzi alla Figc per contestare contro i presunti errori di Giacomelli e Di Bello in Lazio-Torino, lamentando che "non c'è stata una parola da parte di nessuno" "L'arbitro Di Bello, che ieri ha arbitrato molto bene Inter-Milan, assieme a un altro (Giacomelli, ndr) dovrà comparire in tribunale dal giudice di pace perché non avendo dato un rigore - ha precisato il numero uno dell'Aia in un incontro con la stampa - è stato convocato in tribunale dall'associazione dei consumatori. Vi risulta che un giocatore di Serie A se sbaglia un rigore viene convocato in tribunale dopo una settimana? Questa è una cosa "gravissima". "Come facciamo a mandare gli arbitri ad arbitrare sapendo che possono subire la stessa sorte per un errore? Ci sono tesserati che parlano di malafede del mondo arbitrale, non ho sentito nessun intervento", ha quindi aggiunto Nicchi, con chiaro riferimento ai dirigenti biancocelesti.