Champions: troppa pressione sulla Juve, dimenticando quel che ha fatto in questi anni

L'ambiente pretende la vittoria nella massima competizione europea, che sta diventando un desiderio patologico e questo non aiuta la squadra a giocare con serenità

Massimiliano Allegri

Massimiliano Allegri

globalist 14 febbraio 2018

La reazione stizzita di Massimiliano Allegri, nel corso della conferenza stampa dopo la partita di Torino con il Tottenham, racconta non tanto il nervosismo dell'allenatore, quanto la pressione che l'ambiente esercita sulla Juventus, da cui si chiede, reclama, pretende, che ai trionfi in campionato si aggiunga finalmente anche la vittoria in Europa.
Al di là del tono usato per replicare ad una domanda su una possibile depressione della squadra dopo il pareggio con gli Spurs, Alllegri ha, forse involontariamente, messo il dito nella piaga delle parossistiche speranze di una tifoseria, di una squadra e di una società che arriva sempre ad un passo dall'impresa in Europa, ma non ce la fa.
Intendiamoci, quel che hanno fatto i bianconeri in questi anni merita di entrare nella storia del calcio nostrano perchè non solo ha vinto, quanto ha annichilito gli avversari, in questo aiutata, oltre che dalla lungimiranza della società, anche dai meccanismmi della Champions che premiamo economicamente sempre chi vince o vi partecipa, allargando il solco con gli altri. Ma questo è un altro discorso che porterebbe lontano dalle vicende squisitamente calcistiche.
Oggi alcuni commentatori hanno messo all'indice le scelte di Allegri e viene da sorridere pensando che la Juve, dopo una mancatia di secondi, era già sul 2 a 0 a suo favore e che, sul 2 a 1, ha fallito un rigore, che se fosse stato realizzato oggi farebbe raccontare una storia diversa.
Ora ad Allegri e ai suoi serve il classico ''partitone'' a Londra, dove c'è un solo risultato (la vittoria), apparendo abbastanza improbabile un pareggio con un punteggio di almeno tre reti per parte. La possibilità c'è, anche perché parliamo della Juventus, che ha un parco giocatori come poche squadre in Europa. Ma se i giocatori poi non danno quel che da loro ci si aspetta il discorso investe tutti: chi va in campo e delude, chi sta in panchina e non lo cambia.
Insomma se, e diciamo se, responsabilità ci sono devono essere distribuite equamente su tutti. Ed anche sulla società che forse dovrebbe evitare di bramare, al livello di patologico desiderio, questa benedetta Champions.
Non è che qualcuno abbia 'preteso' da Allegri la vittoria finale della competizione europea, ma certo tutto l'ambiente marcia in quel senso (e la dirigenza di questo si fa, in un certo senso, immagine plastica) e questo non aiuta chi deve lavorare avendo dei traguardi, ma senza doversi quasi scusare per non avere ancora alzato la grande coppa con le orecchie.

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