Fausto Coppi, il mito che non tramonta

Il 2 gennaio di del 1960 ci lasciava Fausto Coppi, il più grande sportivo italiano di tutti i tempi. Moriva a soli 40 anni per una banalissima malaria.

Dopo 58 anni, Fausto Coppi è ancora un mito dello sport italiano.

Dopo 58 anni, Fausto Coppi è ancora un mito dello sport italiano.

Giancarlo Governi 2 gennaio 2018

Il 2 gennaio del 1960 fa ci lasciava Fausto Coppi, il Campionissimo, forse il più grande sportivo italiano di tutti i tempi. Moriva a soli 40 anni per una banalissima malaria, per la puntura di uno stupido insetto, e per la imperizia di medici somari che non seppero curarlo. Le ultime ore di vita di Fausto le ricorda il suo biografo Giancarlo Governi.


«E’ influenza, lo lasci riposare. Gli faccia prendere queste medicine... ci vuole il suo tempo» dice il dottor Allegri a Giulia dopo la visita, poi aggiunge «non c’è da preoccuparsi, mezza Italia è a letto con l’influenza». Strana influenza, quella che ha diagnosticato il dottor Allegri, che fa diminuire la temperatura, anziché aumentarla, fino a trentacinque gradi. Ma il dottor Allegri si dichiara tranquillo e sicuro della sua capacità diagnostica a Giulia che gli ha telefonato allarmata nel cuore della notte. Ma non deve essere poi così sicuro se la mattina dopo propone un consulto con un primario. E’ il giorno di Capodanno e i medici si trovano di fronte ad un caso disperato, Fausto deve essere ricoverato d’urgenza in ospedale.
All’ospedale di Tortona i medici brancolano nel buio, nessuno pensa di fare un’analisi del sangue, nessuno si preoccupa di dare importanza al recente viaggio in Africa. Geminiani è stato più fortunato, perché ha accusato gli stessi sintomi accusati da Fausto ma in Francia è finito nelle mani di medici più perspicaci che hanno diagnosticato la malaria e lo hanno curato di conseguenza. Appena ripresosi, Geminiani si è ricordato delle zanzare che avevano tormentato anche Fausto in Africa ed ha incaricato suo fratello di mettersi in contatto con Villa Coppi per sapere se per caso anche Fausto si fosse ammalato di malaria.
Quando seppe che Fausto era stato ricoverato per una malattia non diagnosticata, Geminiani fratello volle parlare con il medico curante e comunicargli la diagnosi dell’Istituto Pasteur. La risposta è: «Curi suo fratello per quello che ha, io curo Coppi come meglio credo».
La sera di Capodanno, i medici si sono arresi. Arriva mamma Angiolina, arrivano gli zii, arrivano i fratelli. Arriva anche Bruna. Quando Fausto la vede capisce che è la fine. Bruna gli prende la mano, gli dà un bacio sulla fronte. Fausto riesce appena a mormorare un ‘perdonami’ ma non ha la forza di andare avanti. Intanto il plasmodium, il parassita trasmesso dal malato al sano dalla zanzara anofele, sta devastando i globuli rossi di Fausto che sono più grandi di quelli di un uomo comune perché ha una capacità polmonare eccezionale, sette litri contro i cinque di un individuo normale. E tutto questo avviene davanti al balletto dei medici che vanno e vengono dalla camera dell’ospedale di Tortona e che continuano a diagnosticare le malattie più strane, tutto insomma, tranne la più semplice, la più ovvia, forse perché inconsciamente pensano che il Campionissimo, l’atleta eccezionale, l’uomo dal fisico fenomenale non possa essere messo a terra da un animalino di dimensioni microscopiche.
Alle 8.45 del 2 gennaio del 1960, Fausto Coppi, il Campionissimo, il ‘Grande Airone’, non c’è più. E’ entrato nella leggenda, all’alba di una nuova era in cui gli italiani che lo avevano capito ed amato anche come uomo riusciranno ad affermare le loro idee di libertà e di tolleranza.

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