Napoli e Juve: è 'testa a testa' sino alla fine del campionato

Le vittorie su Crotone e Verona più sofferte del previsto confermano la bontà del gioco delle sue squadre e la profondità delle loro panchine

Dybala

Dybala

globalist 31 dicembre 2017

Il Napoli campione d'inverno, battendo il Crotone alla fine di una partita affatto facile.


La Juve, poco dietro, che ha dovuto fare ricorso ad un paio di genialate di Paulo Dybala, tornato in auge dopo qualche partitia in panchina. L'ultima giornata d'andata del campionato di serie A ha confermato quel che si sapeva da tempo, e cioè che il Napoli si candida seriamente alla vittoria finale, ma che la Juventus, affatto distratta dalla Champions, sarà lì, sino in fondo, grazie anche ad una rosa che è di primissimo livello e non solo in Italia.
Ad avere le maggiori difficoltà è stata la Juve, che però è uscita alla distanza con due reti della sua stella, un po' appannata negli ultimi tempi, più per problemi che non sono di campo, ma di gestione della sua carriera.
Ecco dove Allegri può giocare sui numeri, che non sono quelli della classifica, ma degli uomini, con la possibilità di pescare dalla rosa quello più utile, partita per partita. Ieri comunque i bianconeri hanno tremato, più per loro demerito che per la bravura degli avversari. Il Verona ha fatto la sua onesta partita, approfittando degli errori della Juve, come quello che ha consentito a Caceres di portare il risultato sull'1 a 1. Poi è bastato un colpetto sull'acceleratore della perfetta macchina-Juve e l'auto da corsa bianconera è sfilata via. Punto e basta.
Il Napoli, da parte sua, sembrava dovere sbarazzarsi della pratica Crotone in poche battute ed invece i pitagorici hanno retto botta, più sul piano dell'agonismo che della tecnica, come era giusto che fosse. Ma il risultato non è apparso mai in dubbio, anche se quel braccino malizioso di Mertens, che poteva essere anche punito con il penalty, ha lasciato l'amaro in bocca a Zenga. Comunque Napoli-Juve sarà un testa a testa sino alla fine e non sembra che altri possano interferire nel copione.


Nemmeno la Roma, che ha pagato con il Sassuolo una preoccupante involuzione nella fase realizzativa, oltre il fatto che Di Francesco è in qualche modo costretto a cercare di trovare una collocazione in campo all'onerosissimo acquisto estivo Schick. Ma l'attacco a due torri (con Dzeko) sembra essere fallito sotto una evidente impraticabilità del modulo, viste le caratteristivche degli interpreti. La Roma ha perso un'occasione enorme e forse se ne pentirà più avanti quando, classifica alla mano, si faranno i conti dei risultati che sembravano in tasca e che sono stati vanificati.
Lazio e Inter hanno pareggiato e forse Inzaghi ha qualcosa da recriminare, perché alla fine i neroazzurrri - reduci dai supplementari contro il MIlan e con un giorno di riposo in meno rispetto agli avversari - sono finiti sulle ginocchia. Recriminare sul risultato va bene, guardando alle azioni. Ma lamentarsi, come Inzaghi sembra avere deciso di fare ad ogni partita che non vince, comincia ad essere un pizzico esagerato. Ieri si è scagliato contro la Var partendo dal rigore prima concesso e poi revocato per il fallo di mano di Skriniar. Un ''mani'' che non poteva essere concesso (anche se l'arbitro Rocchi lo aveva fatto) perché la palla, prima di battere sul braccio del difensore nerazzurro, aveva battuto sul piede di Skriniar. La palla, peraltro, venendo da sinistra ha colpito il braccio destro che era arretrato rispetto al corpo del difensore.
Insomma, uno di quei casi che, a guardarlo e riguardarlo, non aveva i crismi per la concessione del rigore. Da qui solo un consiglio a Inzaghi: la sua squadra gioca un calcio bellissimo, fa girare la palla a velocità che altri non hanno. Si goda la sua Lazio senza cadere nel vezzo, ormai generalizzato, di lamentarsi a futura memoria. Poi c'è il piccolo miracolo Udinese che, tra bravura e qualche aiutino della fortuna, ha infilato l'ennesima vittoria di fila. Oddo sta facendo bene, bisognerà solo vedere il contraccolpo del primo giro a vuoto. Ed infine il Benevento, prima vittoria del campionato e della sua storia in serie A ( per favore smettiamola col giochino del 'colpo di Coda', veramente da asilo Mariuccia in quanto ad umorismo). Ma ad entrare nella storia non sono tanto i giallorossi, quanto il Chievo, che dovrà spiegare a se stesso prima che ai suoi sostenitori come sia stato possibile perdere contro una squadra che, sino a ieri, aveva conquistato la bellezza di un solo pareggio.

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