No a Trump: tutto il team dei Golden State Warriors diserta la Casa Bianca

La squadra campione in carica della Nba si è detta delusa dal presidente: celebraremo l'uguaglianza, la diversità e l'inclusione

I Golden State Warriors

I Golden State Warriors

globalist 24 settembre 2017

Andare alla Casa Bianca era un onore. Ora per molti è un disonore, soprattutto da quando l'inquilino è una delle persone più reazionarie e arroganti della storia: l'intera squadra dei Golden State Warriors, campione in carica della Nba, la principale lega professionistica del basket americano, non andrà alla Casa Bianca. In una nota il team si dice "deluso" e difende la star Stephen Curry, attaccata dal presidente americano.
«Non c'è niente di più americano della possibilità che ogni cittadino possa esprimere liberamente le sue opinioni», si legge. I Warriors annunciano comunque che saranno ugualmente a Washington in febbraio e, invece della programmata visita alla Casa Bianca, troveranno il modo per «celebrare l'uguaglianza, la diversità e l'inclusione. Tutti valori che la nostra organizzazione - si legge ancora - sostiene da sempre».
«Una giornata surreale», ha commentato così la stella della Nba Stephen Curry l'affondo del presidente americano Donald Trump che gli ha ritirato l'invito alla Casa Bianca. «Non so perchè sente la necessità di prendere di mira certe persone piuttosto che altre. Io un'idea ce l'ho, ma questo non è quello che fa un leader».
Reazioni negative sono giunte anche da LeBron James, stella dei Cleveland Cavaliers, che attacca Trump attraverso un video: «Mi sento frustrato, perchè questa persona che abbiamo messo al potere dopo quello che è successo dopo Charlottesville sta tentando di usare lo sport per dividere ancor di più il popolo americano. E non è una cosa che posso tollerare, non è una cosa su cui posso tacere».
Oltre al caso del suo collega della Nba Stephen Curry, James critica Trump anche per aver chiesto di licenziare i giocatori di football americano che non cantano l'inno in segno di protesta: «Vuole che siano cacciati solo perché esercitano un loro diritto, e questo non è giusto».