Pd, quella strana omertà sui 101 congiurati

Il voto su Prodi è stato il punto più basso dei democratici. Ma quell'episodio sembra rimosso da tutti. Nessuno reclama più chiarezza. Perché? [Fabio Luppino]

Desk4 14 giugno 2013
di Fabio Luppino

I partiti seri devono essere trasparenti. Il Pdl non lo è, cioè non è un partito: è la volontà di uno. I Cinque Stelle sono partiti dalla casa di vetro e sono presto giunti alla casa degli spiriti. Gli altri sono evaporati nell'urna di febbraio, con la sola eccezione di Sel e di Scelta Civica, il secondo dichiaratamente un non partito, bensì un cartello.


Quindi, il partito per eccellenza, serio e partito, resterebbe il Pd. Malconcio, ancora di più perché la maggioranza dei componenti credeva di rappresentare la crema del Paese. E invece, il post elezioni ce li ha riconsegnati come panna acida. Terremoti, psicodrammi, non vittorie, non segretario, non tutto. Per mettere fine alla guerra è stata fatta un'assemblea con tutti incerottati, e senza entusiasmo il partito è stato dato ad Epifani.
Non è chiaro quando si farà il congresso. Con una pratica quasi autistica vengono fuori documenti, correnti che parlano contro le correnti, ex leader che punzecchiano, troppo tristi per recitare anzitempo il ruolo di ex. Ci sono candidati ex giovani, ma considerati giovani, come Gianni Cuperlo, 58 anni. Altri che vorrebbero esserlo ma non si fidano, Matteo Renzi. Altri che viaggiano in solitaria, giocando una partita propria come Laura Puppato e Giuseppe Civati, detto Pippo.


Sarebbe un partito migliore e meglio proiettato verso il futuro se facesse definitivamente chiarezza sulla causa prima della confusione attuale. E cioè il maledetto voto che ha affossato la candidatura di Romano Prodi a presidente della Repubblica. A distanza di mesi non si conoscono i nomi dei 101 congiurati del Professore. Un colpo sordo arrivato a Prodi, al Bersani inconcludente di allora, alla possibilità di evitare le larghe intese, all'idea che un partito ha regole certe.


Un fatto accaduto, che ha sconquassato il Pd, la sua classe dirigente, la fiducia di molti elettori, ma rimosso. Le elezioni recenti, finite bene, hanno quasi convinto che è meglio dimenticarselo. Centouno persone, sparse in diverse correnti, che hanno pugnalato alle spalle un'altra idea di politica, che non hanno mai spiegato alla luce del sole, con chiarezza, con la capacità di assumersi la propria responsabilità politica e erga omnes, perché hanno deciso di fare fuori Prodi. Queste cose, come nella vita, spariscono, ma sedimentano e poi sul più bello riemergono. Chi sa parli, chi ha a cuore la forza futura del Pd racconti la propria versione dei fatti. Il cosiddetto popolo democratico, il nostro popolo come ama dire D'Alema, non condividerebbe ma certamemte apprezzerebbe.