Grancio, espulsa da M5s perché contro lo stadio: violenza psicologica intorno a me

La consigliera capitolina racconta: ho conosciuto Lanzalone insieme a Fraccaro e Bonafede, quando vennero in Campidoglio insieme ai consulenti del suo studio

Cristina Grancio

Cristina Grancio

globalist 13 giugno 2018

Le responsabilità giudiziarie sono individuali e andrano accertate. Quelle politiche sembrano evidenti: i grillini sono arrivati al Campidoglio promettendo una politica contro il cemento e poi dopo aver detto no alle 'Olimpiadi del mattone' (come si espresse Virginia Raggi) al sì allo Stadio delle tangenti.


"Io ho conosciuto Lanzalone insieme a Fraccaro e Bonafede, quando vennero in Campidoglio insieme ai consulenti del suo studio che dovevano essere a supporto della questione stadio, perché si voleva andare in annullamento della delibera di Marino. Venendo da Genova, si diceva potesse essere stato Grillo in persona a proporci questo studio. I dubbi che mi vennero guardando il suo cv riguardavano il fatto che non avesse esperienza né da urbanista né da amministrativista".
Così la consigliera comunale ex M5S Cristina Grancio parlando ai cronisti in piazza del Campidoglio sulla vicenda stadio Roma. "Quando ho letto che Lanzalone era stato arrestato mi si è gelato il sangue. Perché è venuto tra noi, è venuto a consigliarci. È inquietante".
L'inchiesta "non mi ha sorpresa, ma non credevo si arrivasse fino a questo punto. Sentivo intorno a me un clima di violenza psicologica esorbitante rispetto a quello che chiedevo durante le commissioni e le riunioni di maggioranza, un accanimento ingiustificato. Io in commissione chiesi di poter chiamare il curatore fallimentare della Sais che era la proprietaria dei terreni di Tor di Valle poi venduti a Parnasi. Feci tutta una serie di puntualizzazioni di tipo normativo. E non capivo tutto questo accanimento contro di me. Oggi forse l'ho capito. È una soddisfazione amara, soprattutto per la città".
Grancio ricorda che anche "il tavolo urbanistica del M5S aveva fatto una serie di osservazioni e poi fu esautorato dal suo ruolo che era quello di supportare i consiglieri quando erano all'opposizione e nel momento in cui continuava a porre questioni di legittimità fu detto che non parlava a nome del movimento e fu fatto fuori. Il tavolo ed io abbiamo posto delle perplessità anche a Lanzalone ma non abbiamo avuto mai risposte". "Quando venne chiesto all'avvocatura capitolina il parere sulla possibilità di revocare in autotutela la delibera di marino, prima dell'accordo sul nuovo progetto di stadio, la sindaca decise di secretarlo e questo mi insospettì perché ci sono 48 consiglieri che hanno il diritto e il dovere di votare in piena coscienza", aggiunge.