Apprezzo Gentiloni, persona positiva che lavora senza troppi clamori

Ci prepariamo alla campagna elettorale più gridata della nostra storia, dove assisteremo alla esibizione di chi la spara più grossa

Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni

Giancarlo Governi 28 dicembre 2017

Quante ne ha passate un italiano come me che è nato con la Costituente, che ha vissuto tutta la prima Repubblica, le lotte sindacali che ha fatto crescere il Paese, il terrorismo e la sua sconfitta, gli anni del miracolo economico (quando gli scrittori parlavano di alienazione) e poi della crisi economica! Il centro sinistra di Moro e Nenni e poi le bombe di piazza Fontana, le Br, la crisi economica ed energetica con le domeniche a piedi o in bicicletta, che avevano perlomeno il merito di farci riscoprire le nostre città. E quindi il sequestro e l’uccisione di Moro e poi il vecchio partigiano Sandro Pertini al Quirinale, a tenere in mano le sorti della Repubblica, la morte di Berlinguer, l’ascesa al potere di Craxi, e quindi la caduta del muro di Berlino e dell’impero sovietico, l’euforia per un mondo non più diviso in blocchi, prontamente soffocata nella impossibilità di ritrovare un nuovo equilibrio mondiale e nazionale. E poi i giudici vendicatori che distruggono in un attimo una intera classe politica che ha governato, bene o male, per 50 anni. Gli italiani sono frastornati, il partito comunista travolto dalla caduta del Muro, si dilania, si divide, cambia nome più volte, la parola socialismo diventa un insulto da lavare con il sangue, la parola democristiano non significa più niente. In questo stato di confusione totale è comprensibile che gli italiani si affidino a chi promette nuovi paradisi, nella realizzazione di mondo patinati che vivono dentro gli schermi televisivi. Vince Berlusconi. Poi, dopo due anni, si riaccende la speranza dietro a un simbolo di pace che si chiama Ulivo. Ma l’incantesimo dura poco, perché il cupio dissolvi che prende la sinistra periodicamente (pronubi Bertinotti e D’Alema) riapre la strada a Berlusconi. Assistiamo al ritorno di Prodi, chiamato a gran voce dall’elettorato di sinistra che si pronuncia per lui in maniera plebiscitaria ma la sinistra trova il modo di annientarlo di nuovo, e quindi riaprire la strada a un nuovo Berlusconi contestato dall’Europa. E poi Monti lacrime e sangue, e Bersani che, con i suoi giaguari da smacchiare, perde miseramente il largo vantaggio che gli davano i sondaggi e ci consegna una legislatura senza una maggioranza e incapace persino di eleggere un Presidente della Repubblica. Ci pensa Renzi a smuovere le acque, a rimestare nella morta gora della politica italiana ma viene punito, come tutti coloro che nella storia italiana si sono arrogati il diritto di governare e di cambiare le cose. Renzi dopo aver preparato faticosamente una riforma costituzionale, che toglie di mezzo la palla al piede del bicameralismo perfetto, commette l’errore di personalizzare il referendum, facendo coalizzare sul no alla riforma tutti i suoi nemici. Renzi si dimette però vince di nuovo il congresso del partito democratico. La cosa fa indispettire D’Alema e i suoi accoliti che si rendono protagonisti della ennesima scissione.
Nel frattempo a Palazzo Chigi va Gentiloni, un uomo politico tranquillo e positivo che, senza tanti clamori e senza alzare troppa polvere, raggiunge obiettivi importanti e ottiene il maggiore indice di gradimento tra gli italiani. Ora ci prepariamo alla campagna elettorale più gridata della nostra storia, dove assisteremo alla esibizione di chi la spara più grossa, dove a Di Maio, un ragazzotto sostenuto dal malcontento e dal qualunquismo, si contrappone un incartapecorito Berlusconi riesumato dalla ibernazione, in un contorno di ritorni al fascismo, al razzismo e all’antieuropeismo.
Un italiano che ne ha passate tante come me ha diritto a gridare, sottovoce ma con fermezza, lasciateci il mite civilissimo e tranquillo Gentiloni. Votiamolo e rimandiamolo con una maggioranza solida a Palazzo Chigi.