Tre donne uccise in un giorno: la vergognosa strage continua

Nel 2016 se ne sono contate 120. E dal primo gennaio 2017 ad oggi sarebbero oltre 20 quelle uccise

Stop femminicidio

Stop femminicidio

Claudia Sarritzu 13 aprile 2017

Mentre la politica si mobilita contro l'agnello a Pasqua (non intendo offendere la sensibilità degli animalisti ma solo sottolineare che la politia strumentalizza gli animali per ricevere consensi ignorando le vere stragi) la strage delle donne nel nostro Paese continua. Solo nella giornata di oggi sono tre le donne uccise per mano di un uomo, l'uomo con cui vivevano, con cui avevano avuto dei figli, l'uomo che diceva di amarle. Una nel vicentino e due a Ortona in Abruzzo.


I numeri del fenomeno non sono certi ma sicuramente le donne amazzate da un uomo della cerchia familiare non sono in diminuzione. Nel 2016 se ne sono contate 120. E dal primo gennaio 2017 ad oggi sarebbero oltre 20 le donne uccise per mano maschile: una media di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia.


E' sconvolgente ma una donna rischia di morire ammazzata più nella propria casa che per strada. 


Dall'inizio di aprile, oltre alle tre vittime di oggi, c'è stato il caso della ragazza ventunenne uccisa a coltellate per gelosia dal fidanzato a Pietra Ligure, e quello della donna di 47 anni ammazzata nel sonno dal compagno nel catanese. L'uomo si era stancato della loro relazione e per liberarsene l'ha accoltellata mentre dormiva accanto a lui.


E' vero che la sensibilità nei confronti di questo fenomeno sta crescendo tanto che l'8 marzo scorso, nel mondo, invece di festeggiare le donne hanno scioperato, però forse i gesti simbolici non bastano. Forse i cortei, le veglie, le assemblee, i flash mob per dire no alla violenza di genere e alle discriminazioni devono trasformarsi in una piano attivo e comune che superi la sensibilizzazione e miri a sconfiggere il fenomeno. Sempre a marzo la Camera ha approvato il provvedimento che tutela i figli delle donne uccise dai propri compagni, la legge attende ora di essere approvata dal Senato.


Ora è il momento delle scuole. Il mio invito è sempre lo stesso: mi rivolgo ai presidi italiani, inserite l'educazione affettiva e il rispetto fra i sessi all'interno delle scuole, organizzate incontri dove c'è la speranza che qualcosa cambi. La mente dei bambini e degli adolescenti è dutile e assorbe come una spugna. Magari saranno queste nuove generazioni indignate a far calare in modo significativo il numero dei femminicidi nel nostro Paese cancelando una volta per tutte il maschlismo e il patriarcato nelle nostre famiglie.