Stuprarono una ragazzina, il baby branco torna in libertà

A pochi mesi dalla violenza i 12 minorenni sono stati messi alla prova: il loro reato sarà estinto se per 18 mesi si comporteranno bene.

Aggressione -immagine di repertorio

Aggressione -immagine di repertorio

Claudia Sarritzu 20 marzo 2017

È passato solo un anno - cosa volete che sia - dal giorno in cui hanno abusato di una ragazzina di 15 anni.  Erano dodici, tutti minorenni e furono arrestati e portati in comunità per avere stuprato e filmato ripetutamente la coetanea, costringendola a sottostare alle violenze con la minaccia di diffondere i video hard realizzati in un bosco. Siamo a Pimonte, paese dei Monti Lattari.


Stamane il Tribunale dei Minori di Napoli ha disposto un programma di riabilitazione per gli 11 ragazzi, uno di loro all'epoca era 13enne e quindi non imputabile. Già ai domiciliari dallo scorso 20 febbraio, ora sono destinati a tornare a scuola o lavorare, uno di loro ha raggiunto i 18 anni di età, svolgere attività sportive e di volontariato.


Ma leggete bene qui: l'unica restrizione disposta dal giudice è di non avvicinare in alcun modo la vittima, ma di adoperarsi per ristabilire - mediante adeguati comportamenti e scuse - dei buoni rapporti con lei dalla quale devono ottenere il perdono.


Il perdono? Da quando un giudice parla come un prete? Il perdono è un percorso intimo che non arriva necessariamente per un comportamento "giusto" da parte dell'aggressore. Si può essere perdonati come no ma chi compie un crimine come lo stupro deve pagare. Pagare un conto con la società anche se è minorenne. Una pena mitigata dall'età ma in grado di rieducare realmente il giovane senza mandargli il messaggio sbagliato che uno stupro sia un errore qualsiasi, un inciampo, una sciocchezza che basta chiedere scusa alla vittima e tutto si risolve. 


Le sentenze non dovrebbero essere commentate, ma in questo caso è dura non esprimere indignazione e preoccupazione per una ragazza a cui è stata rovinata la vita per sempre non per "un anno".