Cyberspionaggio: i mandanti tra politica, finanza e massoneria

Alcune logge sono penetrate dalle mafie e ciò è un pericolo per la sicurezza dello Stato e della democrazia.

In queste storie compaiono spesso massoneria, politica e finanza

In queste storie compaiono spesso massoneria, politica e finanza

Onofrio Dispenza 11 gennaio 2017

A quanti, in queste ore, provano a farci osservare solo il dito anziché il cielo nero e inquietante vale suggerire la lettura di quanto scrive Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera.
 Dopo l'arresto dei due fratelli romani, più che la permeabilità della privacy, il problema è la continua trama antidemocratica che caratterizza attori di questo Paese; trame che da decenni fanno riferimento alle stesse appartenenze. Tutto accade in una triangolo politica, finanza e massoneria che ritorna puntualmente nella nostra storia. E' come una lunghissima serie televisiva, che di tanto in tanto è costretta a cambiare gli attori in questo o quel ruolo. La serie è la stessa, cambiano alcuni attori, magari della stessa agenzia, e sul set la tecnologia mette a disposizione nuovi mezzi per la ripresa delle scene.
 Cambiano mezzi e strumenti delle trame criminali, cambiano anche i committenti, anzi si aggiungono nuovi committenti, con ruoli che fanno un salto di qualità e divengono di primordine, come quello delle banche, impegnate a vendere spazzatura rivestendola di appeal. I due fratelli romani Giulio Occhionero e la sua sorella maratoneta facevano anche questo.
 La storia ci insegna anche che quando ad un tavolo - ora virtuale - siedono politica, finanza e massoneria, con alle spalle i loro tecnici e i loro consiglieri, un posto lo conquistano anche mafia e 'ndrangheta, che da sempre hanno un feeling con la massoneria e spesso tengono la politica alle parti basse, strizzandole, e costringendola al matrimonio. La prima ricaduta dello scandalo delle mail spiate ai danni di politici, imprenditori e istituzioni, che ieri ha portato in carcere l’ingegnere nucleare Giulio Occhionero e la sorella Maria Francesca, sappiamo che oggi colpisce, per paradosso, chi ha indagato.
 Il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, infatti, ha disposto la rimozione del responsabile della polizia postale, Franco Di Legami che ieri avevamo visto e ascoltato in tv, fiero del risultato. Avrebbe sottovalutato la portata della inchiesta e mancato di avvertire il vertice della Polizia.
 Della pericolosità di questo virus, Eyepyramid, la polizia postale era al corrente dal gennaio 2016, quando un dirigente Enav presentò denuncia. Intercettati da marzo, i due fratelli colpiscono a giugno. E questi sono elementi da chiarire. Ma ancor di più, se non prima, da chiarire c'è nel suo complesso lo scenario, gli interessi e i committenti dietro i due Occhionero. Ed anche i risultati ottenuti da questo complesso giro di spionaggio e in favore di chi. Per fortuna, a questo puntano i magistrati, che ormai hanno inserito nel loro Dna quanto imparò a fare, e poi ha insegnato, Giovanni Falcone, su un terreno che non è tanto distante da quello in esame. Le inchieste non vanno esaminate isolatamente, le inchieste vanno messe sul tavolo della ricerca giudiziaria come fossero tasselli di un grande puzzle.
 Si inserisce quello più recente e si va a ritroso. Già si intuisce che è utile rileggere le carte di P2, dintorni, e altre più recenti P partorite dalla P2. Già fa capolino il nome di quel Bisignani che per volontà di chissà chi ad un certo punto è comparso pure nei salotti Rai come opinionista, usando il salotto e altri spazi sui giornali per tramare e inviare messaggi. Dietro lo spionaggio dei due fratelli romani, dicono i magistrati, ci sono lotte tra logge massoniche e tanti, tanti affari che spaziano dalle banche agli investimenti finanziari passando dagli appalti di ogni dimensione, che non sono mai bruscolini.
 Sotto osservazione tutto il "commestibile", come dice il tentativo di penetrare gli affari di Enav, che portano al piatto ghiotto degli aeroporti. A marzo, su ordine della Procura di Roma, iniziano le intercettazioni sulle utenze di Giulio Occhionero. Eppure, nonostante tutto, a giugno i due fratelli banchieri-hacker possono aggredire e sferrare i loro attacchi. Obiettivi di diversa dimensione, compresi gli account personali di Matteo Renzi, di Mario Monti, di Mario Draghi, e di un centinaio di personaggi di spicco della politica e dell’economia. Il livello degli attacchi e la caparbietà dell'offensiva dei due fratelli fa pensare che la partita in gioco era di tali dimensioni da dover rischiare e che la partita che si giocava nei fratelli Occhionero vedeva soltanto moderne pedine di un gioco antico e a livello altissimo.
 Quel gioco che un tempo si faceva con tradizionali dossier e stampa compiacente (vedi affaire Pecorelli) e che reclutava sempre disponibili elementi dei Servizi.
 Ora - lo ripetiamo - lo scenario è cambiato, come conferma la vicenda di queste ore, e i dossier si recuperano come ci hanno dimostrato di saper fare i fratelli Occhionero. E accanto - e magari concorrenti dei fratelli Occhionero - chissà quante altre centrali di spionaggio stanno giocando la partita. Molto spesso nel gioco entrano le tante "società per la sicurezza industriale" che si avvalgono di informatici di prim'ordine senza tralasciare i servizi di ex dei Servizi. Società che la sicurezza la garantiscono attaccando ed espugnando ancor prima di essere attaccate. Si offrono all'industria e alla finanza e queste le mettono a disposizione della politica, magari solo con quelle "bonifiche" che la cronaca giudiziaria ci ha raccontato. E quando si naviga in queste acque la compagnia di certe logge è assicurata. E se le logge sono come quelle penetrate da mafia e 'ndrangheta il gioco diventa pericoloso per la sicurezza dello Stato e della stessa democrazia. Per questo, mai fermarsi a guardare la punta del dito, meglio preoccuparsi di quanto buio e minaccioso sia il cielo sopra l'Italia.