Quando le donne abusate difendono i loro aguzzini

La domanda è sempre la stessa: come è possibile che questa giovane che ha rischiato di morire in un modo orribile stia difendendo così disperatamente il presunto aggressore.

Ylenia dalla sua camera in ospedale

Ylenia dalla sua camera in ospedale

Claudia Sarritzu 10 gennaio 2017

"Non è stato lui, hanno arrestato un innocente". Ylenia Grazia Bonavera lo grida da ieri sera, dalla sua stanza in ospedale, lo urla disperata. Difende il fidanzato di due anni più grande, accusato di averle dato fuoco e che si è costituito lui stesso, ieri mattina, alla polizia di Stato.


La mamma di Ylenia ha raccontato quei terribili momenti: "Ylenia ha cercato di spegnere le fiamme con le mani, poi ha avuto la forza di chiamare la vicina di casa che, a sua volta, ha avvertito il 118".  Anna Giorgio ha spiegato ai cronisti che l'hanno fermata per capire come è possibile che la figlia stia difendendo il suo aguzzino: "Le ho detto di denunciarlo ma lei ora dice che non è stato lui... non lo so... ma se lui ora è in carcere vuol dire che ha fatto qualcosa. Voglio la verità". L'interrogatorio del venticinquenne è stato fissato per domani mattina. Forse si capirà meglio come è andata. La ragazza di 22 anni, lo ricordiamo, è ricoverata nel reparto di chirurgia plastica del Policlinico di Messina con ustioni sul 13% del corpo, ma non è in pericolo di vita. Mentre Alessio Mantineo si trova rinchiuso nel carcere di Gazzi dopo essersi consegnato alla polizia, accompagnato dal proprio avvocato.


La domanda è sempre la stessa: come è possibile che questa giovane che ha rischiato di morire in un modo orribile stia difendendo così disperatamente il presunto aggressore? Non fa che ripetere "Lui mi ama da morire, è innocente". E' sempre la solita storia ogni volta, ogni volta che si perdona uno schiaffo, ogni volta che non si denuncia un'aggressione: il colpevole non è mai Lui, le colpevoli invece siamo noi che abbiamo sbagliato qualcosa, che non li amiamo come ci amano loro. In tanti ripetono: "Lui ci ama, ci ama da morire". Ed è sempre questo il punto: questa idea malata di assolutezza. L’amore è vita non morte o sofferenza, dolore e rabbia. 


Ovviamente questo commento parte dalla storia della ragazza bruciata a Messina per riflettere su un tema più ampio e generale che è quello delle troppe donne che muoiono dopo aver difeso per anni i loro compagni violenti. Mentre sul caso di Ylenia Grazia Bonavera possiamo fare solo supposizioni. Nei prossimi giorni avremmo elementi più chiari per comprendere chi è stato il vero aggressore. Per ora attendiamo il lavoro dei magistrati prima di incolpare un'innocente.