Donna data alle fiamme: siamo stanche dei maschi padroni

Anno nuovo, conta nuova di donne ammazzate e aggredite. Violenza, incapacità di amare, possesso, patriarcato, stupri, femminicidi, vendette. E il rischio, sempre dietro l'angolo, di assuefarci a questa inesorabile cronaca.

Ilenia Grazia Bonavera e il ragazzo che ha tentato di ucciderla

Ilenia Grazia Bonavera e il ragazzo che ha tentato di ucciderla

Claudia Sarritzu 9 gennaio 2017

Ha 22 anni, un pigiama addosso, forse sbadiglia, forse sta pensando al caffè pronto in cucina. E' un giorno come un altro, si è appena svegliata e probabilmente è ottimista, come lo si è a quell'età la mattina appena svegli. Suonano al campanello, guarda dallo spioncino e vede Lui. Non ci pensa due volte, decide di aprire, perché non dovrebbe fidarsi? Ha visto mille servizi al telegiornale e letto chi sa quanti articoli sull'ex che uccide la donna che dice di amare. Ma queste cose non capitano a Noi, capitano agli altri, nei film, al massimo nei telegiornali. Quindi apre la porta di casa, magari anche dispiaciuta "perché lui soffre" senza di Lei.  Ma Lui è esattamente come quelli della cronaca nera, la scaraventa a terra e le rovescia una tanica di benzina. Le dà fuoco, "perché se lo merita". Ilenia Grazia Bonavera non muore ma ha ustioni al fianco, la caviglia e la mano destra e la coscia sinistra. Il viso è salvo, potrà tornare a sorridere, non domani, fra molto tempo ma ci riuscirà. Nella disgrazia ha la fortuna che il suo corpo brucia dalla vita in giù.


Anno nuovo, conta nuova di donne ammazzate. Violenza vecchia, primitiva, incapacità di amare, possesso, patriarcato, stupri, femminicidi, vendette. E il rischio, sempre dietro l'angolo, di assuefarci. Di lui mentre scrivo non si sa ancora il nome: A.M. sono le iniziali del mostro. Eppure vorrei scriverlo a gran voce. 24 anni è scappato come un ladro lasciandosi Lei in fiamme alle spalle, ma è stato fermato dalla polizia con l'accusa di tentativo di omicidio.


Parla la cugina di Ilenia, dice che lui sembrava "normale" che "mai avrebbe immaginato". La violenza si annida nella normalità, non ci si sposa quasi mai un violento, si fa un figlio raramente con un assassino. Ci si innamora di uomo come tanti, gentile, presente, simpativo, divertente. La violenza sta più nei nidi che negli angoli bui delle strade, si scatena quando arrivano i primi problemi di coppia, cioè quando la donna rivendica la propria libertà. A volte ci sono segnali da non sottovalutare: il primo schiaffo per esempio da cui dovremmo fuggire senza se e senza ma. Ma troppo spesso la violenza arriva senza preavviso. Per questo la vittima non è solo la donna morta o ferita ma un'interà società che ancora non trova gli strumenti per reagire a questa mattanza. Si dice "la scuola", "la famiglia", ma chi educa le scuole e le famiglie? Ecco, partiamo da un giornalismo che dia il giusto nome a queste tragedie. La violenza nasce dal linguaggio. Ripuliamo il vocabolario dalle parole "delitto passionale", "amare da morire", "alla follia", "pazzo di te". Forse impareremo a coniugare l'amore con il rispetto.