I manifesti di CitizenGo sono una dichiarazione di guerra ai diritti delle donne

Basta dare un rapido sguardo alle pagine social di questa fondazione integralista per capire che è fortemente legata a El Yunque, società paramilitare di stampo fascista.

La campagna d'odio contro le donne di CitizenGo

La campagna d'odio contro le donne di CitizenGo

globalist 17 maggio 2018

di Cristina Muntoni


“L’aborto è la prima causa del femminicidio”? Ovviamente no, visto che la prima e unica causa del femminicidio, stando al suo significato letterale, è l’uccisione delle donne da parte degli uomini. Neanche il tentativo di interpretare la frase facendo riferimento agli aborti selettivi è efficace per avvalorala perché, di fatto, negli Stati in cui è praticato il motivo è il crudele sistema patriarcale in cui le nasciture sarebbero trattate come merce di scarto. Quindi per contrastarlo il sistema non è certo quello di vietare l’aborto, ma di smantellare il sistema patriarcale che lo impone.


I promotori della campagna antiabortista promossa da CitizenGo col loro manifesto hanno dunque preso un abbaglio, cadendo in un errore grossolano usando frasi insensate?


Se lo pensate, li state sottovalutando. Tutta l’opera di contrasto che hanno scatenato, non li preoccupa, perché la campagna di comunicazione che hanno attivato ha un altro scopo molto più ampio, ovvero quello di smantellare tutti i diritti acquisiti dalla lotta per i diritti di genere.


Il primo passo per contrastarla è smascherarla.


Per capirla, basta dare un rapido sguardo alle pagine social di questa fondazione integralista che, dato da non sottovalutare e comprovato da numerosi fonti verificabili, è fortemente legata a El Yunque, società paramilitare di stampo fascista che protegge i valori cattolici anche attraverso la violenza e l'omicidio. Le foto di CitizenGo Italia mostrano strategicamente un riciclo di frasi, parole, slogan e immagini note che, guarda caso, sono frutto di anni di militanza dei movimenti femministi, ovvero proprio ciò che loro combattono. La strategia è quella di usare slogan, parole e immagini del femminismo sovvertendone completamente il significato a proprio vantaggio. Come nel caso del termine “femminicidio” nella campagna contro la legge che consente il diritto di abortire. Il termine “femminicidio” indica “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”. Con quale logica lo accostano all’aborto? Una logica strumentale. Svuotano la parola di questo significato strumentalizzando l’accezione negativa che contiene per piegarla al loro scopo. L’accostamento all’aborto conduce a un’associazione mentale che proietta la colpa e ogni accezione negativa assimilata verso il femminicidio, verso la donna che sceglie di praticarla o chiunque voglia sostenere il diritto di libertà di accedere alle pratiche mediche.


Questa strategia è stata usata anche di recente, nella campagna da loro promossa contro la teoria gender, ovvero la teoria secondo la quale si deve distinguere tra sesso, con cui nasciamo, e genere delle persone, che è quello che loro sentono di essere. La manipolazione qui è avvenuta con la parola “genere” che nelle battaglie del femminismo è usata per contrastare le lotte contro il “genere” femminile. Ecco che il loro slogan manipolatorio contro la teoria gender è diventato "basta violenza di genere", sfruttando l’accezione positiva generata dalle battaglie femministe verso questa frase.


Un altro caso molto evidente a livello visivo, è quello del “furto” a fini manipolatori di uno dei più famosi simboli del femminismo a livello mondiale. We Can Do it, poster di J. Howard Miller del 1943 ispirato a Rosie the Riveter è stato sfruttato per la loro campagna anti gender.


Il movimento CitizenGo è organizzato a livello mondiale e segue una precisa strategia in cui, sul piano comunicativo, non lascia nulla al caso. Ed è a questa strategia che bisogna prestare attenzione perché in essa si manifesta la più potente dichiarazione di guerra all’avanzata globale dei movimenti per i diritti delle donne e per costruire una società più giusta basata sulla parità.


Perché tutto questo?


Distruggere il femminismo dalle sue fondamenta smantellando i diritti acquisiti dalla lotta per i diritti di genere. Il movimento mondiale per la parità mette in crisi le certezze del patriarcato. Quale miglior modo per ripristinarle che fare una campagna di comunicazione che usi lo stesso linguaggio di chi contrastano? Il loro nemico sono i movimenti che mettono a rischio l’impianto della famiglia stabile con mogli sottomesse e ubbidienti. Prendere simboli e parole piegandoli al proprio scopo sporcandone impunemente il significato è la strategia in atto.


Il sistema non è nuovo. Ricorda, infatti, una strategia usata durante la seconda guerra mondiale quando i nazisti scrivevano Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi) all’ingresso dei campi di concentramento. La ricetta è la stessa: prendi uno slogan e piegalo al tuo scopo, anche se quello che fai è esattamente l'opposto.


Quale futuro ci attende se continuiamo solo a guardare?


È giunto il tempo che tutti i movimenti si uniscano per fare muro contro l’avanzata di valori medievali.


Non c’è nulla da temere in una società paritaria in cui le donne abbiano i diritti di cui impunemente sono state private da millenni. La prima e unica causa del femminicidio è il patriarcato.