Incredibile ma vero: la rottamazione degli italiani a spese degli italiani stessi

Equitalia e l'Agenzia delle Entrate avevano in serbo per noi milioni di cartelle per lo più scadute e dagli importi sovente inesigibili. L'odissea dei cittadini

Maltrattati dal fisco

Maltrattati dal fisco

David Grieco 14 dicembre 2017

Come tutti saprete, nella scorsa primavera è scattata la rottamazione delle vecchie cartelle esattoriali inevase di tutti gli italiani. Equitalia e l'Agenzia delle Entrate avevano in serbo per noi milioni di cartelle per lo più scadute e dagli importi sovente inesigibili. Abbiamo tutti dovuto ricorrere a più di un commercialista per fare ricerche negli appositi uffici e per capire perché ci venivano richiesti pagamenti già effettuati o risalenti a più di venti anni fa.
I professionisti del settore si sono attivati, ci hanno ovviamente sottoposti ad ulteriori esborsi sotto forma di legittime parcelle, e alla fine siamo riusciti a capire quanto dovevamo effettivamente pagare, vale a dire somme che generalmente ammontavano a un quarto, un quinto, o addirittura un decimo di ciò che lo Stato italiano, in barba a qualunque legge, pretendeva arbitrariamente da noi.
A luglio, abbiamo tutti pagato. Chi a rate e chi in un'unica soluzione, magari per dimenticare al più presto questa pagina nera di una pubblica amministrazione che decide di ficcare le mani in tasca ai cittadini con un metodo che non è affatto esagerato definire estorsivo.
Ma ora, da tre settimane a questa parte, tutte le cartelle rottamate stanno arrivando di nuovo a tutti gli italiani come se nulla fosse accaduto. Sono sempre le stesse, comprese quelle già pagate con la rottamazione e quelle risalenti a più di vent'anni fa.
Trattandosi di raccomandate, i postini dovrebbero recapitarle suonando ai campanelli degli interessati. Ma invece non lo fanno. Forse preoccupati dalle possibili reazioni dei destinatari, gli impiegati delle poste entrano negli stabili in punta di piedi, e senza farsi notare riempiono di avvisi le cassette postali.
Qui comincia il calvario.
Devi andare alla posta a ritirare un avviso, e quell'avviso ti costringerà ad andare di persona, successivamente, nel luogo dove sono state accatastate tutte queste cartelle.
A Roma, il luogo in questione è in pieno centro. Si tratta dell'ufficio dell'Anagrafe in Via Petroselli, luogo non facilmente raggiungibile in auto trattandosi di una Zona a Traffico Limitato. Una volta approdati all'Anagrafe, ci tocca una lunghissima fila a uno sportello dove dovremo pagare anticipatamente 1,50 euro per ogni cartella che ritireremo. Una gabella del tutto illegittima, appena istituita. Davanti a noi c'è un signore che doveva ritirare 24 cartelle. Ha pagato 36 euro. Un furto. Un altro ci ha spiegato di aver fatto 40 ricorsi e di averli vinti tutti, senza eccezione. Ma per ogni ricorso, ha dovuto purtroppo pagare 40 euro. Totale: 1600 euro. Una rapina a mano armata.
Dopo aver pagato la gabella, otteniamo in cambio un biglietto con un numero. Il nostro numero è il 470. Ci viene indicato un enorme stanzone maleodorante e tappezzato di cartacce dove si trovano già in attesa centinaia di persone, per lo più anziani, anche in sedia a rotelle, giunti fin lì a prezzo di chissà quale sacrificio. Molti imprecano, altri danno in escandescenze, qualcuno accusa un malore. L'attesa media è di circa 3 o 4 ore, perché su una decina di sportelli non ne funzionano mai più di due o tre. Eppure abbiamo pagato anche 1,5 euro per ogni documento da ritirare. Si presume che quell'esborso ingiustificato sarebbe almeno servito a mobilitare qualche impiegato in più. Figuriamoci.
Quando finalmente, dopo un'attesa estenuante, riusciamo a venire in possesso dei documenti che ci hanno inviato, scopriamo che si tratta, appunto, delle stesse cartelle che abbiamo pagato con l'avvento della rottamazione o che non dovevamo affatto pagare. Detto ciò, abbiamo perso una giornata intera di lavoro, è la seconda volta che accade, e stavolta siamo stati fortunati perché non abbiamo preso la multa quando è scaduto il bigliettino del parcheggio dell'auto che abbiamo dovuto posteggiare a quasi due chilometri di distanza dall'anagrafe.
Invece di sfogarci inutilmente, quando eravamo in attesa all'anagrafe abbiamo curiosato in giro e abbiamo avuto modo di parlare con alcuni impiegati che ci hanno spiegato, in camera caritatis, come stanno le cose.
Questa operazione folle, che sperpera milioni di euro nostri (ogni raccomandata costa 5 o 6 euro, senza contare le spese di stampa e il tempo degli impiegati addetti) è stata fatta per due motivi.
Primo motivo, far lavorare e far guadagnare le poste italiane che versano in gravi difficoltà.
Secondo motivo, far scattare ipoteche indebite sui beni che i cittadini possiedono. Qualcuno sarà comunque costretto a pagare e ripagare all'infinito. Qualcuno che per esempio sta vendendo in fretta un appartamento, e dovrà rimuovere rapidamente l'ingiusta ipoteca per poterlo vendere, pur sapendo che non avrebbe mai dovuto ripagarla.
Se non è estorsione questa...
Questo sistema di far pagare e ripagare le stesse tasse e le stesse sanzioni è ormai da tempo un vizio consolidato in Italia. Sarà capitato anche a voi di ricevere una vecchia multa, di scoprire di averla già pagata, e di decidere di andare a ripagarla perché avete dovuto scegliere il male minore, vale a dire di buttare via altri 50 euro pur di non dover affrontare la solita odissea nei pubblici uffici.
Il sistema è talmente consolidato che in certi comuni (un nome a caso dell'area romana: Fiumicino) hanno adottato un trucco che ormai è sulla bocca di tutti. A Fiumicino ci sono Autovelox dappertutto, specialmente in lunghi rettilinei campestri dove il limite è di 50 km l'ora. Le multe che questi rilevatori di velocità comminano sono generalmente di 150 euro. Ma quando te le inviano di nuovo e ti chiedono di ripagarle, ti spediscono un importo di 80 euro anziché 150. Ti fanno ripagare ma ti fanno lo sconto. Ingegnoso, no?
Al tramonto del 2017, questa è l'Italia. Molti continuano a dire che dovremmo copiare la Germania, la Francia o l'Inghilterra se vogliamo prima o poi diventare un paese civile. Ma al punto in cui è giunta la deriva della nostra pubblica amministrazione, forse potremmo copiare con qualche beneficio anche il Ruanda Urundi.
Buone feste a tutti.