Povertà e diseguaglianza: per 1 italiano su 3 la situazione è peggiorata

Uno studio di Cgil e Tecnè rileva una diffusa fragilità economica e sociale nel paese

Povertà in Italia: una fotografia sulla crisi economica da un'analisi effettuata da Fondazione Di Vittorio della Cgil e Tecnè

Povertà in Italia: una fotografia sulla crisi economica da un'analisi effettuata da Fondazione Di Vittorio della Cgil e Tecnè

globalist 15 luglio 2017

La crescita di diseguaglianze e povertà è in continuo aumento in Italia. Anche avere un lavoro non protegge più dal rischio povertà. Per 3 italiani su 10 la situazione economica personale è peggiorata rispetto a un anno fa. E' lo scenario tratteggiato da un'analisi effettuata da Fondazione Di Vittorio della Cgil e Tecnè su ''Fiducia economica, diseguaglianze e vulnerabilità sociale'' aggiornata al 2° trimestre 2017. Un indice, quello della fiducia economica, che costituisce, ha sottolineato lo studio, un fondamentale indicatore dello stato di salute del Paese che aiuta a decifrare i problemi e più in generale della condizione delle persone.


Una fotografia, quella scattata dallo studio, che non sorprende visti i livelli ancora elevati di disoccupazione, il numero altissimo delle persone in povertà o che rinunciano a curarsi per mancanza di mezzi. Ma a tutto questo si aggiunge quell'area di ''fragilità economica e sociale'', prevalentemente composta di persone che hanno un reddito appena sufficiente a tirare avanti e che rischiano di scivolare verso condizioni di povertà o semi-povertà di fronte a eventi improvvisi come una separazione o una grave malattia.
Il 32% degli italiani giudica, dunque, peggiorata la propria situazione economica e il 24% si sente più vulnerabile di un anno fa. La forbice economica si allarga e avere un lavoro non protegge più dai rischi di povertà. Nonostante il miglioramento di alcuni parametri macro economici, si legge nello studio, il 62% degli intervistati dichiara che la situazione economica personale non è cambiata rispetto ai 12 mesi precedenti. Il 32% dichiara, invece, un peggioramento a fronte del 6% che giudica migliorate le proprie condizioni.


E dopo un periodo così lungo di crisi, il permanere di condizioni difficili per una consistente quota di popolazione, non può che portare a un pessimismo sulle attese per i prossimi 12 mesi. Infatti, il 20% degli intervistati, infatti, teme un ulteriore peggioramento delle proprie condizioni economiche nel prossimo futuro, il 70% pensa che non cambierà nulla e solo il 10% si attende un miglioramento.
Secondo lo studio Fondazione Di Vittorio e Tecnè, la crisi economica non ha fatto soltanto crescere il numero delle famiglie povere, ma ha prodotto un crescente sentimento di vulnerabilità che il miglioramento dei parametri macro economici sembra attenuare solo in parte e soprattutto in quella quota di popolazione a più alto reddito. In questo quadro solo il 4% si sente economicamente e socialmente più sicuro rispetto a un anno fa, mentre il 24% si sente più vulnerabile e fragile e il rimanente 72% si sente come prima.


Nel complesso, sottolinea lo studio, solo il 22% vive una condizione di serenità economica e sociale, il 46% dichiara di trovarsi in una condizione di equilibrio instabile e il 32% vive costanti o gravi difficoltà economiche. Il lavoro svolge ancora un effetto positivo, ma in modo meno accentuato rispetto al passato. Se, infatti, fra i lavoratori dipendenti scende al 20% la quota di chi si ritiene con difficoltà economiche, sale invece al 58% la percentuale di coloro che dichiarano di sentirsi poco tranquilli o in equilibrio instabile.
Si tratta, evidenzia ancora lo studio, di un fenomeno più volte denunciato ma che trova un'ennesima ed evidente conferma in questi dati di un lavoro che si impoverisce e si precarizza contribuendo, sulla base di questa condizione reale, a creare un generale effetto di scarsa fiducia fortemente basato anche sul crescere delle diseguaglianze.


Infine, evidenzia lo studio, ''l'ascensore sociale rispetto al periodo pre-crisi si è bloccato per il 55% delle persone. Sale per un ristretto 7%, che dichiara di aver migliorato la propria condizione, ma scende per il 38% degli intervistati''.