Cari commentatori seriali dei social, non invidio le vostre certezze

Il proprio pensiero diventa una verità da gridare ai quattro venti perché “Questa verità non ve la dirà nessuno". Critica agli haters.

Hater

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Marco Fiorletta 22 gennaio 2017



Se non avesse aspetti tragici il comportamento di molti frequentatori dei social network avrebbe degli aspetti comici irresistibili. Uno dei punti fermi dei commentatori seriali è quello di sparare addosso ai giornali e ai giornalisti, carta stampata o video fa lo stesso, eppure basano tutto ciò che scrivono su notizie tratte da una qualsiasi fonte editoriale. Si limitassero a questo sarebbe ben poco. Le notizie prese da una fonte vituperata e schifata vengono stravolte e piegate pur di affermare ciò che passa loro per la mente dando il via allo spaccio di notizie “false e tendenziose che mirano a turbare l’ordine costituito”. Il proprio pensiero diventa una verità da gridare ai quattro venti perché “Questa verità non ve la dirà nessuno. Condividete tutti”. E così si formano, sulle storture mentali del primo mentecatto che si è collegato, certezze che acquistano valore solo in base ai like che raccolgono e alle condivisioni. Più like, più condivisioni, generano delle fittizie verità che inquinano l’etere e che finiscono poi su altri giornali che non controllano la veridicità della notizia, né la primaria né quella generata dallo spacciatore seriale. Un circolo vizioso inarrestabile. Non conta di cosa si parla, conta esprimere il proprio pensiero su tutto, senza conoscere ciò di cui si blatera. Basta essere forti delle proprie certezze. Fosse l’argomento l’alimentazione, la politica, gli animali per arrivare al terremoto o alle altre disgrazie, le chiamo così per comodità. Non si pensa a quali effetti possa avere una bugia, una diffamazione che a chi scrive può sembrare una battuta. L’importante è esserci. Scrivere qualcosa per testimoniare a sé stessi di essere vivi. Ottenere tanti mi piace, più se ne ottengono più il commentatore seriale si sente vivo. Più si sente in diritto di continuare a propalare notizie basate solo sulle sue certezze.

Ma ci sono anche persone serie e documentate, in grado di scrivere e di capire che si prestano, forse involontariamente, alla diffusione di proprie opinioni come di fatti acclarati incontrovertibili. Eppure basterebbe un “secondo me”, un “io penso” per dare un diverso valore a ciò che si scrive. A lasciare aperta una porta al dubbio che ci dovrebbe guidare . Invece è tutto un proliferare di esperti che se una volta si limitavano a essere commissari tecnici della nazionale ora svariano sui più diversi argomenti. In questi tristi giorni è tutto un fiorire di sismologi, esperti di grandi rischi, disquisiscono su valanghe, slavine, frane, soccorsi e via disastrando che c’è da indignarsi che siano seduti davanti ad uno schermo invece che a dirigire le operazioni ad Amatrice o a Farindola e prima non fossero all’isola del Giglio o dove c’è una qualsiasi emergenza. E parlano, pontificano, suggeriscono e criticano come se stessero bevendo un caffè al bar. C’è solo da augurarsi che quel caffè gli vada per traverso.