Unità addio? Pronte le lettere di licenziamento collettivo

Il giornale che fu di Gramsci ma ora renziano perde 400 mila euro al mese: si cerca una soluzione in extremis

Staino e Renzi

Staino e Renzi

globalist 11 gennaio 2017

Nulla da fare, almeno così sembre. L’Unità dovrà ancora licenziare e le voci malevole la danno a un passo dalla chiusura. Le lettere di licenziamento collettivo annunciate al comitato di redazione dall'editore Pessina sono un duro colpo per i lavoratori e per il Pd targato Renzi, ancora sotto botta per referendum costituzionale.
Ma anche un duro colpo per il direttore Sergio Staino e il condirettore Andrea Romano, ai quali Matteo Renzi a settembre aveva affidato il rilancio del quotidiano fondato da Gramsci in vista del voto sulle riforme.
Per domani è previsto un consiglio di amministrazione di Unità srl, società che edita il quotidiano, presieduta da Chicco Testa (in quota renziana) e dall’amministratore delegato Guido Stefanelli (gruppo Pessina). I rappresentanti di Eyu, fondazione che fa capo al Pd e proprietaria del 20% delle quote, avrebbero intenzione di ricapitalizzare con un milione, a patto che il gruppo Pessina (socio di maggioranza con l’80%) facesse altrettanto con almeno 4 milioni, di liquidità. Circostanze che difficilmente si verificheranno. Una partita di scacchi, poi la situazione è precipitata.
Ai vertici del Partito Democratico risulta che l’Unità perdesse ormai oltre 400 mila euro al mese, troppo anche per la volontà di Renzi. La ricapitalizzazione sarebbe l’unica strad. Ora il Pd rivendica di aver messo mano al portafogli con un sostegno economico importante, contestando però duramente al gruppo Pessina di non aver fatto altrettanto.
 Il prossimo passo è ora quello della messa in liquidazione di Unità srl, con la chiusura del giornale fu comunista in versione cartacea, i cui costi di stampa e distribuzione sono insostenibili, specie con una raccolta pubblicitaria quasi inesistente.
Come dire: effetti collaterali del referendum.