Berlino, i 'buchi' della Rai salvati dal producer Matteo Alviti

Il giorno della strage nessuno aveva sostituito il corrispondente in ferie. Le critiche di Anzaldi

Tir contro un mercatino natalizio a Berlino fa strage: 12 vittime

Tir contro un mercatino natalizio a Berlino fa strage: 12 vittime

globalist 21 dicembre 2016

Attentato al mercatino di Natale di Berlino e l'ufficio di corrispondenza Rai in Germania si è fatto trovare scoperto. Legittimo che il titolare avesse chiesto di poter far rientro in Italia, irresponsabile che l'ufficio sia stato lasciato senza una sostituzione. Che la vigilia di Natale e che i mercatini di Natale, tradizione assai sentita in Germania, fossero da cartellino rosso, ben si sapeva. Non è la prima volta che accade, sarebbe bene che finalmente la Rai - visto che ha le mani in pasta con progetti, seppure confusi, di cambiamento - decidesse di organizzare diversamente la sua presenza nel mondo. Magari con criteri diversi da quelli fin qui adottati, privilegiando bagagli culturali specifici, competenze professionali, a partire dalla lingua, dalle lingue. Il caso di Berlino lo ha sollevato l'attento Michele Anzaldi, parlamentare PD,segretario della Commissione di Vigilanza. Ma il "buco" berlinese si è ben potuto vedere nei collegamenti con Tg e Reti nelle ore seguite all'attentato. "Buco", in realtà ben coperto da un giovane producer della sede di Berlino, Matteo Alviti, che in strada, dai luoghi, "alla disperata" è stato messo in campo ed ha assicurato quella "cifra" moderna che si richiedeva all'evento. Rientrato il corrispondente, consueto binario. Sull'affaire Berlino è arrivato l'attacco su Facebook di Michele Anzaldi, che da parte sua rileva il ricorso ai corrispondenti di carta stampata e agenzie: "La Rai sottolinea la grande attenzione del pubblico per le edizioni straordinarie dei tg del servizio pubblico, che hanno prontamente seguito in diretta le fasi successive alla terribile strage di Berlino. Alla luce di come è stata coperta giornalisticamente la vicenda, ovvero senza alcun corrispondente sul campo ma con gli inviati di altre testate (Ansa e Repubblica) e senza immagini proprie ma con quelle prese dai circuiti internazionali di Reuters e Aptn, sarebbe opportuno che l'azienda aprisse una riflessione sulle costose e spesso inservibili sedi estere. Il corrispondente da Berlino, infatti, ieri non era nella sua sede ma a Roma, e l'azienda non aveva previsto nessuno per sostituirlo. Ma se, allora, i primi a non credere all'utilità degli uffici di corrispondenza sono i dirigenti del servizio pubblico, perché mantenerli in piedi?". Fin qui Anzaldi. Da sottolineare il cattivo gusto della Rai di ricorrere a proclami trionfalistici per ascolti legati a vicende tragiche. cattivo costume, cattivo gusto che resistono e che dovrebbero interrompersi per sempre. Ma torniamo a Berlino e uffici di corrispondenza.


"I sindacati si lamentano - prosegue Anzaldi nella sua riflessione post Berlino - per la riduzione delle risorse, ma perché non aprono una seria riflessione sugli sprechi e le spese inutili in un'azienda pagata da quasi 2 miliardi di euro del canone dei cittadini? La Rai ha 12 uffici di corrispondenza - ricostruisce Anzaldi - gestiti da una direzione ad hoc di cui si sa poco o nulla, secondo le informazioni ufficiali. Le ultime notizie risalgono a diversi anni fa, quando fu affidata ad Augusto Minzolini dopo la sua sostituzione al Tg1. Alcune sedi, però, risultano addirittura vacanti - aggiunge il parlamentare PD  - Come Istanbul, dove l'attuale corrispondente è andato in pensione ma ancora non c'è il suo sostituto, sebbene si tratti di uno snodo decisivo per le politiche del Medio Oriente e in queste ore al centro di un avvenimento tragico come l'uccisione dell'ambasciatore russo. Anche Rio è vacante: l'attuale corrispondente andrà in pensione da fine dicembre, ma non si sa chi prenderà il suo posto, e quando. Pechino e Bruxelles possono contare su 2 corrispondenti e 4 tecnici ciascuna". Probabilmente, Anzaldi nel conto non mette Donato Bendicenti, vicedirettore di Rainews24, perennemente tra Bruxelles e Strasburgo, in aggiunta ai corrispondenti ufficiali. Forse, costantemente da "inviato", coi costi di un "inviato" perenne, e questo per un quotidiano salotto politico. Ma, torniamo al conto di Anzaldi:"A Parigi due corrispondenti (Cassieri e Ziantoni) e 5 tecnici. A Gerusalemme - continua Anzaldi - oltre al corrispondente già presente Piero Marrazzo, sarebbe arrivato anche l'ex direttore di Rai Sport Carlo Paris, secondo quanto rivela il blog di una storica firma Rai, Ennio Remondino. A Londra un corrispondente (Varvello) e 4 tecnici. Un corrispondente a Nairobi (Nucci) e uno al Cairo (Bonavolontà), uno a Mosca (Marc Innaro). A New York Ferrario e Botteri"."A Berlino erano presenti due corrispondenti, Pellino e Manzione - scrive ancora il segretario della Vigilanza -. Quattro mesi fa Manzione è stata nominata direttore di Rai Parlamento, ma non risulta che sia mai stata sostituita. E' rimasto il solo Pellino", ed è accaduto quel che è accaduto, aggiungiamo noi. Certo, in prima battuta il giovane producer è stato una ottima "pezza" ( ci perdoni Alviti ) per coprire l'inettitudine e la disorganizzazione. Poi, come al solito, è stata una valanga di inviati, un po' a pestarsi i piedi. "Chi doveva pensare alla sostituzione di Pellino?", scrive Anzaldi che aggiunge:"Secondo quanto scritto dal sito 'Globalist', già per le scorse vacanze estive erano sorti problemi per la mancata programmazione delle sostituzioni, decise tardi o all'ultimo momento. Eppure non si può certo dire che le ferie di agosto o quelle di Natale arrivino a sorpresa...". Anzaldi presenterà un'interrogazione per conoscere quali sono i costi delle sedi di corrispondenza e quanto vengano sfruttate da telegiornali e approfondimenti informativi. "Chiederò anche di conoscere il loro livello tecnologico - anticipa Anzaldi - per sapere se è vero che gran parte delle sedi estere sono in analogico e quindi il materiale che producono è inservibile o comunque di difficile valorizzazione". "Quanto costerà mettere in digitale i diversi uffici di corrispondenza?", chiude Anzaldi. Resta l'urgenza di trovare una soluzione. Iniziando a ridisegnare la "geopolitica" dei presidi, pensando all'idea di "corrispondenze brevi" o se si vuole di "inviati lunghi" che evitino i rischi di una lettura "pigra" delle realtà. E poi, pesare diversamente le realtà. Un tempo, Bruxelles era Bruxelles, ora la centralità - anche per tragiche novità della Storia è delle guerre e delle aree fortemente segnate dal terrorismo. E la lettura di queste tragiche novità della storia richiedono competenze e conoscenze specifiche. Irresponsabile proseguire nella vecchia e non archiviata logica che gli uffici di corrispondenza siano "nomine", "parcheggi privilegiati" o "scacchiera" delle esigenze del settimo piano di viale Mazzini o del circolo dei direttori di Saxa Rubra.