Guerra e sessismo: la combattente curda uccisa diventa Angelina Jolie

La notizia della morte di Asia Ramazan Antar conosciuta anche come Viyan Qamışlo è stata trattata con cattivo gusto da tante testate nazionali e internazionali.

Asia Ramazan Antar

Asia Ramazan Antar

Claudia Sarritzu 8 settembre 2016


Siria, uccisa in battaglia l'Angelina Jolie del Kurdistan”.


Ma che orrore! 


Questo è il titolo con cui dà la notizia della morte di Asia Ramazan Antar (conosciuta anche come Viyan Qamışlo e dal 2014 combattente contro l'Isis con il gruppo curdo Ypj), Il Messaggero.


Ma è solo un esempio, tantissimi altri quotidiani, anche Repubblica, anche giornali stranieri autorevoli, The Independent per primo, hanno fatto riferimento nei titoli e nei testi a questa somiglianza, come se fosse indispensabile.


Il sessismo, questa ne è una prova, è in metastasi, più si denuncia l’incompetenza di certi titolisti, più ci si scaglia contro l’insensibilità di cronisti e aimè di croniste, più il cancro si diffonde.


Visto che il mio lavoro è trascorrere molte ore della giornata al desk,  dovendomi misurare anche con la scelta dei titolo  che spesso mi vengono corretti ma,  né a me né a uno dei miei colleghi, è mai saltato in mente di fare uno scivolone di tale portata. Semplicemente perché abbiamo rispetto per l’essere umano.


Perché è morta una donna, una vita, una combattente, una ragazza coraggiosa o forse semplicemente costretta dagli eventi e da una storia che non le ha risparmiato nulla, di dover imbracciare le armi per difendere se stessa e il suo popolo da uno spietato invasore. E’ morta una delle tante martiri di questa guerra per la libertà che ormai dura da troppi anni.


Per i giornalisti (di quasi tutte le testate) che hanno cancellato l'identità di questa giovane, e anche per tutti i lettori che non si sono indignati, è invece morta una bella ragazza che guarda caso assomiglia (secondo loro) ad Angelina Jolie.


Ma come vi siete permessi di farne la sosia di un’attrice?(senza togliere nulla all’attrice). Voi con il culo al caldo che non rischiate neppure un mignolo, che di curdi sapete solo quello che rilanciate con le agenzie, come avete osato farne una bambolina, un’icona di bellezza? Viyan è stata molto di più di una donna bella che assomigliava a un’attrice! Come avete potuto inserire nella notizia della sua morte non il suo sacro santo nome ma quello di un’altra. Come avete potuto concentrarvi sui lineamenti del viso invece che su questi 2 anni di forza fisica e psicologica, di orgoglio, dignità, onore e paura. Chi sa quanta paura ha provato Viyan, chi sa quante lacrime ha versato ed ha asciugato agli altri. Perché nei vostri archivi chi la cercherà dovrà trovare questo paragone tra una guerriera e un attrice. Un confronto da giornaletto di gossip al capolinea.


Perché per voi una donna è solo una femmina con tette e vagina, che se è strafiga va ricordata se no sarà l’ennesima “cicciottella” da denigrare in pubblico? Perché  fomentate il bullismo mediatico?


Avete offeso tutte le donne oggi, anche oggi come nei secoli dei secoli siamo state l’ennesimo oggetto sessuale per uomini arrappati. Aveva 22 anni è una vita breve ma intensa che meritava ben altra “epigrafe”. Viyan era una partigiana! 


Scrivo con rabbia, con profondo rammarico e frustrazione, perché so che non sarà l’ultima volta.


Globalist diede la notizia il 3 settembre con una certa sensibilità e senza privarla della sua identità. Ecco il link dell'articolo Kurdistan: addio Viyan Qamışlo, morta in battaglia combattendo l'Isis