Macerata. Appello ai giornali: "Chi usa parole d’odio è complice di chi spara"

Carta di Roma, Fnsi, Odg, Usigrai e Articolo 21 si rivolgono agli operatori della comunicazione chiedendo l’impegno per un discorso corretto e informato, non "buonista", su migranti e profughi.

Appello ai giornali: "Chi usa parole d’odio è complice di chi spara"

Appello ai giornali: "Chi usa parole d’odio è complice di chi spara"

“Il raid di Macerata segna un limite oltre il quale c’è il baratro. Le parole sbagliate spingono tutti verso il fondo. Le responsabilità di chi racconta i fatti sono centrali. Chi usa parole d’odio è complice di chi spara”. Inizia così l’appello che associazione Carta di Roma, Articolo 21, Fnsi, Ordine dei giornalisti e Usigrai rivolgono ai giornalisti dopo l’attacco compiuto a Macerata da Luca Traini ai danni di sei migranti, chiedendo l’impegno per un discorso corretto e informato, non “buonista”, su migranti e profughi.


Il rapporto 2017 “Notizie da paura” di Carta di Roma ha registrato, infatti, un incremento dei toni allarmistici utilizzati nel racconto dell’immigrazione all’interno della stampa e della televisione nazionale. Notizie e servizi in cui lo “straniero” è autore di reato, è una minaccia all’ordine pubblico, è un invasore, un usurpatore di servizi. Notizie in cui si effettua una generalizzazione tra il protagonista – migrante o profugo – e l’appartenenza a un’etnia, una razza o una religione specifici. Negli ultimi tempi si sono letti titoli discriminatori: “per avere meno stupri servono meno migranti”, “per i clandestini tolgono i soldi alle scuole”, “i soliti africani”, tutti in linea con quell’editoriale del 2015 che portava il titolo “bastardi islamici” e che una sentenza di tribunale non ha considerato reato, ma che il buon senso non può non giudicare un’aggressione violenta e generalizzata che nulla ha a che fare con il giornalismo.


Questo complessivo innalzamento di toni è arrivato a legittimare azioni discriminatorie e razziste, e chi ha scelto questa strada, l’ha percorsa deliberatamente e con consapevolezza – sottolineano i promotori dell’appello. “Noi scegliamo di percorrere una strada differente, una strada fatta di ponti, non muri. Una strada lunga, come i fatti di Macerata ci suggeriscono, e condivisa da tutti coloro che credono nella coesione e non nella divisione, ma sopratutto che credono nella Costituzione italiana che dice chiaramente che ‘tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali’. La Costituzione è antifascista e antirazzista, e su questi stessi valori si fonda l’articolo 21 che difende la libertà di stampa – scrivono -. Il codice deontologico Carta di Roma è per la verità sostanziale dei fatti e oggi è più attuale e necessario che mai, se non vogliamo permettere all’odio di vincere, diventando complici del male. Il nostro appello è rivolto a tutti i giornalisti che invitiamo al rispetto della Carta, e a tutti i cittadini a cui chiediamo di leggerla e diffonderla”.