Facebook cambia l’algoritmo: meno spazio ai media, più ad amici e familiari

La novità odierna ci dice che ciò che ci verrà proposto da fonti terze professionali come i giornali verrà considerato rilevante solo se è entrato nell'orbita della nostra cerchia.

Mark Zuckerbeg

Mark Zuckerbeg

globalist 12 gennaio 2018

Facebook ha annunciato giovedì, con un post del suo fondatore e amministratore delegato Mark Zuckerberg e un intervento del numero uno del News Feed Adam Mosseri, una sostanziale modifica dell’algoritmo. Come è scritto sul Corriere.it quando facciamo scorrere il polpastrello sullo schermo dello smartphone o consultiamo la pagina dal computer da scrivania vedremo soprattutto aggiornamenti di amici e familiari o aggiornamenti ritenuti rilevanti per noi in base alle interazioni dei nostri amici e familiari a scapito dei post delle pagine di giornali o aziende. O meglio, le pagine cui abbiamo concesso il pollice alto e quelle in grado di entrare in conversazioni di nostro potenziale interesse avranno (maggiore? esclusiva?) possibilità di raggiungerci quando diffondono contenuti commentati dalla nostra cerchia. E quando investono in pubblicità, ovviamente.



La piattaforma da due miliardi di utenti conferma quindi le intenzioni già manifestate con le ultime modifiche alla sua formula — la prima virata decisa in questa direzione è dell’aprile del 2016 — per (tornare a) stimolare la condivisione e la consultazione di momenti personali. Nonostante nel post di annuncio della novità, infarcito di mea culpa come tutti gli interventi recenti e successivi a quella perdita di fiducia nei confronti dei colossi della Silicon Valley definita «techlash» dall’Economist, Zuckerberg abbia dichiarato di attendersi «una riduzione del tempo trascorso sulla piattaforma» è chiaro che il fine ultimo sia continuare ad avere un pianeta sempre più popolato e attivo. Il successo di Snapchat e Instagram, con il secondo che ha copiato e inghiottito il primo, fra i più giovani ha confermato la voglia di raccontare e scoprire il proprio e altrui quotidiano in un ambiente pulito e di cui si ha il controllo. Quelle che Zuckerberg oggi chiama «interazioni significative».




Non solo, Facebook è impegnato dal novembre del 2016 — quando Donald Trump ha vinto le elezioni americane — sul duplice fonte della reazione alle accuse di diffondere fake news e hate speech e della costante evoluzione del suo prodotto, che con il lancio della piattaforma Watch per i video, l'acquisto di diritti di march sportivi, l'irrobustimento degli Instant articles, la spinta ai video in diretta e gli accordi con le case discografiche spinge verso una consultazione destinata a esauristi nel suo recinto. E a essere quindi, in qualche modo, filtrata. Servirà ad abbattere la circolazione di materiale sconveniente? Snaturerà il prodotto? Sarà il tempo a dirlo. Intanto la novità odierna ci dice che ciò che ci verrà proposto da fonti terze professionali — i giornali o i produttori di video in Watch, ad esempio — verrà considerato rilevante solo se è entrato nell'orbita della nostra cerchia. La consultazione passiva «anche se divertente o informativa» non è più tollerata. Se non lo commenti o non è stato commentato, insomma, non esiste. Parola di Mark Zuckerberg.


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