Bug di Facebook: i terroristi conoscono l'identità dei moderatori anti-jihad

Rivelazione del Guardian: la fuga di notizie ha messo a rischio lo staff incaricato di bloccare utenti estremisti

Bug di Facebook ha rivelato ai terroristi l'identità di alcuni moderatori

Bug di Facebook ha rivelato ai terroristi l'identità di alcuni moderatori

globalist 16 giugno 2017

Una falla molto grave che sta esponendo persone alle ritorsioni dei terroristi: Facebook ha messo a rischio la sicurezza di oltre 1.000 suoi dipendenti che hanno il compito di controllare e moderare i contenuti del social network. Il bug nel sistema ha mostrato in alcuni casi i dettagli personali dei moderatori agli utenti e soprattutto a sospetti terroristi attivi sui social. Lo rivelato il Guardian.
Il bug del sistema di moderazione, utilizzato dai dipendenti di 22 dipartimenti che controllano i contenuti inappropriati, tra cui materiale a sfondo sessuale e propaganda terroristica, è stato scoperto alla fine dell'anno scorso.
Tra i dipendenti colpiti da questa violazione dell'identità anche 40 che lavorano nell'unità anti-terrorismo a Dublino. Sei sono ritenute vittime "ad alta priorità" della fuga di informazioni sensibili, secondo Facebook, perché potrebbero essere diventati bersaglio di potenziali terroristi.
Il Guardian ha parlato con uno dei sei moderatori, cittadino irlandese, figlio di rifugiati iracheni, ventenne, si è nascosto in est Europa fuggendo dall'Irlanda per cinque mesi dopo essere venuto a conoscenza del pericoloso bug e del fatto che sette individui legati a un gruppo di presunti terroristi che aveva bannato da Facebook e che sarebbero simpatizzanti dell'Isis, aveva visto il suo profilo personale.
"Teniamo molto a garantire la sicurezza di chiunque lavori per Facebook", ha reso noto la compagnia aggiungendo di aver effettuato delle modifiche tecniche "per individuare e prevenire meglio questo tipo di problemi". "Appena siamo venuti a conoscenza del bug, lo abbiamo sistemato e abbiamo indagato per capire quello che era successo".
I moderatori che sono stati identificati hanno iniziato a sospettare che esistesse un problema con la piattaforma dopo aver ricevuto richieste di amicizia da presunti terroristi o appartenenti a gruppi terroristici. Quando a novembre 2016 il problema è venuto alla luce Facebook ha creato una task force e un'email per raccogliere le segnalazioni di coloro che erano stati messi a repentaglio. Il bug, però, è durato altre due settimane e in questo lasso di tempo Facebook aveva provveduto al trasporto in sicurezza di coloro che erano stati "smascherati".
Il gigante del social network ha cercato, però, di minimizzare il rischio e ha dichiarato di aver offerto "sostegno, ascolto e i mezzi per garantire la sicurezza" dei moderatori di cui "secondo la nostra inchiesta sono state visibili solo piccole frazioni di nomi e non abbiamo mai avuto prove di minacce di coloro che sono stati colpiti o delle loro famiglie".