Non è mica la luna: ma la censura colpisce la denuncia

Immagini mettono a nudo la speculazione a Milano. Roba che ha a che fare con Ligresti e non solo. Ma Facebook, ops, censura le immagini guardando solo il dito.

redazione 20 luglio 2013

Il progetto stupisce perché arriva forte con la sua denuncia più di qualunque discorso teorico. Uomini e donne nudi indicano a Milano in luoghi della speculazione. Puro e semplice. Mettono a nudo un problema-chiave nelle città e nella democrazia occupata dagli interessi privatissimi di quello che qui in Italia ancora i media temono di chiamare con il loro nome: oligarchi.


Per esempio Torre Galfa. Ve la ricordate? Divenne Macao e in tutto il mondo si parlò dell’occupazione di un grattacielo abbandonato nel centro di Milano. Ecco qui tre nudi che indicano la luna. Ovvio che qualche idiota guarda il dito e altri ancora neanche ci arrivano al dito. Ma la luna del progetto #nonèmicalaluna è lì. Nuda e abbandonata. Roba di Ligresti, Fonsai, o boh chissà di quale strano giro di affari e coperture politiche. Resta il fatto che mentre si tirano su giganti inutili, devastando e operando con il codice militare della gentrificazione, lo scandalo dei luoghi abbandonati per speculazione resta invisibile.


Ma i culi nudi, e le braccia nude, e i corpi che denunciano no. Tanto che Facebook ha pensato bene di censurare le immagini di questa azione forte di protesta e denuncia. Che noi di Globalist, riproponiamo.




Per saperne di più:


Macao


Dossier Torre Galfa


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