Straordinaria scoperta in Sicilia: ecco l'olio di oliva di 4mila anni fa

I resti sono stati trovati nello scavo di Castelluccio di Noto ma finora non erano stati analizzati scientificamente

olivo

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globalist 31 maggio 2018

Una scoperta destinata a cambiare le conoscenze sulla preistoria del Mediterraneo: è lo studio di Davide Tanasi, ricercatore italiano che lavora all'Università del Sud Florida e ha pubblicato i risultati di un nuovo studio su tracce di olio scoperte in Sicilia vent'anni fa. 


"Abbiamo individuato la prima prova chimica del più antico olio d'oliva nella preistoria italiana" ha rilevato Tanasi. Questo, ha aggiunto, "spinge indietro di almeno di 700 anni la produzione dell'olio d'oliva". Le analisi effettuate sui resti trovati in una giara di ceramica e in altri frammenti di terracotta venuti alla luce negli anni '90 a Castelluccio di Noto, risalente all'età del Bronzo e in particolare al periodo compreso tra la fine del 3000 a.C e l'inizio del 2000 a.C., hanno restituito una datazione risalente a circa 4000 anni fa. Finora le altre tracce antiche dell'olio d'oliva erano state trovate in alcuni vasi scoperti a Cosenza e a Lecce e risalenti al XII e XI secolo a.C. 


I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Analytical Methods. 



Tutti i resti sono conservati nel Museo Archeologico di Siracusa dove negli ultimi anni sono stati restaurati e riassemblati. I restauratori del museo hanno così ricostruito completamente una giara in ceramica (ottenuta ricomponendo 400 frammenti), alta un metro, dalla forma simile a quella di un uovo, con tre maniglie sui lati e contenente al suo interno residui di sostanze organiche.


Nello stesso sito erano stati trovati anche i frammenti di altri due contenitori in terracotta, contenenti anch'essi tracce di sostanze organiche, e per identificare la natura di queste sostanze gli scienziati hanno analizzato chimicamente i resti trovando le tracce di acidi oleico e linoleico.