Politiche green, pessimo risultato per l’Italia: penultima in classifica

Secondo la classifica di due Ong, il Paese è indietro rispetto agli obiettivi fissati dagli Accordi di Parigi

Ilva

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globalist 29 marzo 2017

Mentre i paesi emergenti comprendono l’importanza di politiche di riconversione e si attivano, l’Italia viene bocciata nella classifica del Paesi europei in materia di politiche ambientali realizzata da due associazioni non governative europee (Transport and Environment e Carbon Market Watch) che hanno elaborato e comparato emissioni inquinanti e trend dei vari Stati.


Sul podio Svezia, Germania e Francia, che si aggiudicano rispettivamente, oro, argento e bronzo. Il loro cammino ambientale è in linea con gli obiettivi fissati dall'accordo sul clima di Parigi del dicembre 2015: mantenere l'aumento di temperatura del pianeta in un range compreso tra 1,5 e 2 gradi. Chiude la graduatoria la Polonia che insiste nell'uso del carbone, il più inquinante dei combustibili fossili. Al penultimo posto, con appena 9 punti su 100, figura un drappello di Paesi: Italia, Spagna, Croazia, Repubblica ceca, Romania, Lituania, Lettonia. 


I principali responsabili dello smog e dell’inquinamento in Italia sono i mezzi di trasporto e gli edifici: gli italiani vivono così in condizioni di rischio visto che le norme sul rispetto della qualità dell’aria vengono continuamente violate e Bruxelles è stata costretta ad aprire un contenzioso proprio con l’Italia su questo argomento.


"A Parigi l'Italia fu tra i Paesi che votarono per lo scenario più ambizioso, un aumento massimo di 1,5 gradi, però le azioni non hanno seguito le parole", spiega Veronica Aneris, rappresentante italiana di Transport and Environment. "Le posizioni del governo italiano espresse a Bruxelles non rispecchiano le affermazioni del ministro dell'Ambiente che, in occasione della presentazione del Rapporto del Dialogo nazionale dell'Italia per la finanza sostenibile, aveva dichiarato che la quarta rivoluzione industriale deve essere verde".


Per sbloccare la situazione l’impegno dovrebbe aumentare con una riduzione al 20% entro il 2020, cosa che molte nazioni hanno già raggiunto, ma non l’Italia.