La Svizzera compassionevole con gli animali: mai più aragoste vive nell'acqua bollente

Una serie di norme per evitare che i crostacei vengano sottoposti a pratiche crudeli, come essere lasciati per mesi in ambienti gelidi

Aragoste

Aragoste

globalist 11 gennaio 2018

Il governo svizzero ha vietato la pratica culinaria di immergere le aragoste vere in acqua bollente, considerata crudele. Quindi cuochi e buongustai dovranno stordire i crostacei prima di gettarli nell'acqua bollente. E le nuove regole valgono anche per gli importatori e i pescivendoli, che dovranno ''migliorare il comfort dell'aragosta durante il trasporto'' e prima delle vendita.
La normativa entrerà in vigore il primo marzo e, secondo la tv pubblica RTS, lo stordimento delle aragoste sarà consentito solo con scosse elettriche o con la "distruzione meccanica del cervello".
I difensori dei diritti degli animali e gli scienziati che hanno lavorato al problema credono che le aragoste e altri crostacei abbiano sistemi nervosi complessi e che possano sentire dolore quando si scottano. Secondo quant stabilito, i crostacei non possono più essere trasportati su ghiaccio o acqua gelata e devono essere conservati nel loro "ambiente naturale". Questa normativa servirebbe da compromesso tra i gastronomi e i fautori della causa animale, secondo Le Temps. Questi ultimi desiderano interrompere definitivamente l'importazione di aragoste vive in Svizzera.
Maya Graf, il gruppo ambientalista svizzera che s'è speso per l'adozione delle nuove norme, sostiene che "secondo le attuali conoscenze, questi crostacei solitari hanno un sistema nervoso complesso e sono sensibili al dolore. Sono catturati a migliaia, diversi mesi prima di essere mangiati, e vengono quindi immagazzinati temporaneamente nei magazzini frigoriferi, senza cibo né acqua. Confinati in spazi angusti, sono condannati a soffrire senza poter muoversi. Le loro vite passano poi a una fine straziante in un bagno d'acqua bollente. Né il gusto né l'igiene giustificano il fatto che le aragoste siano importate vive. "
Un divieto puro e semplice sarebbe tuttavia contrario all'accordo veterinario bilaterale concluso tra la Svizzera e l'Unione europea.