Dazi Usa, Coldiretti: "con la guerra di Trump a rischio 40,5 miliardi per il made in Italy"

La decisione del presidente americano mette a rischio le esportazioni italiane a partire da auto e cibo

Donald Trump

Donald Trump

globalist 1 giugno 2018

Brutte notizie per il made in Italy: i dazi introdotti dagli Stati Uniti mettono a rischio 40 miliardi di esportazioni italiane. La stretta di Trump, che prevede dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% sull'alluminio dall'Ue, sta per ricadere su una serie di prodotti italiani che ogni anno vengono esportati negli Usa. Con gli autoveicoli e il cibo che rappresentano le principali voci.
Secondo un'analisi della Coldiretti, su dati Istat, a rischio ci sarebbero 40,5 miliardi di esportazioni italiane, che nel 2017 hanno raggiunto il record storico. Gli Stati Uniti sono inoltre il principale mercato di riferimento per il made in Italy fuori dall'Unione europea, con un impatto rilevante anche per l'agroalimentare.
"Una strategia, quella dell'America first, che - come ha affermato il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker - non lascia altra scelta se non procedere con un ricorso all'Organizzazione mondiale del commercio e con l'imposizione di dazi aggiuntivi su una serie di importazioni da oltre Atlantico".
Queste 'misure di riequilibrio' su prodotti importati dagli Usa potrebbero essere attivate entro 90 giorni dall'entrata in vigore dei dazi americani. Una black list che potrebbe includere magliette, pantaloni, biancheria e scarpe (che l'Italia importa dagli Usa per 18,6 milioni di euro, dati 2017) e cosmetici (rossetti, ciprie, manicure per 10,4 milioni di euro).
Nella lista anche prodotti alimentari come fagioli rossi secchi, alcuni tipi di riso come il parboiled o la spezzatura di riso, il burro d'arachidi, i mirtilli rossi, il succo d'arancia, il Bourbon whiskey americano e le sigarette.
Si apre uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che, secondo la Coldiretti, rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati.
Gli Stati Uniti sono di gran lunga il principale mercato di riferimento per il Made in Italy fuori dall'Unione Europea con un impatto rilevante anche per l'agroalimentare considerato che le esportazioni di cibo e bevande sono aumentare del 6% nel 2017 per un totale di circa 4 miliardi di euro, il massimo di sempre. Gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. Il vino risulta essere il prodotto più gettonato dagli statunitensi, davanti a olio, formaggi e pasta.
L'export italiano
Secondo un'altra analisi, fatta dal Centro studi di Unimpresa (su dati Istat e riferita al 2016), il totale delle esportazioni italiane negli Stati Uniti ammonta a 36,7 miliardi di euro.
Sul totale delle esportazioni, nel 2016 gli alimentari pesano per 2,02 miliardi (5,49%); le bevande per 1,7 miliardi (4,66%); il settore tessile vale 515 milioni (1,39%); quota 1,5 miliardi (4,25%) per l'abbigliamento e per quanto riguarda la pelle, l'ammontare delle esportazioni si è attestato a 1,7 miliardi (4,73%).
Cambiando area, il settore della chimica ha fatto registrare esportazioni per 1,6 miliardi (4,46%); i prodotti farmaceutici per 1,9 miliardi (5,26%); l'export dei minerali si è attestato a 1,3 miliardi (3,76%) mentre quello dei metalli è calato di 456 milioni (-31,58%) a quota 988 milioni (2,68%).
L'elettronica vale invece 1,3 miliardi (+3,56%). I macchinari pesano 7,1 miliardi (19,40%), mentre l'ammontare delle esportazioni di autoveicoli vale 4,5 miliardi (12,24%). L'export di navi, treni e aerei ammonta a 3,6 miliardi (9,89%).
Nel 2016, poi, sono stati esportati mobili per 911 milioni (2,47%); altri prodotti di manifattura pesano per poco più di 2 miliardi (5,45%). Il resto delle esportazioni di made in Italy, che non rientrano nelle precedenti categorie, valgono 3,8 miliardi (10,32%), in discesa di 96 milioni sul 2015 (-2,46%).