Oscar, Asghar Farhadi assente contro una legge disumana

Il regista iraniano ha vinto come miglior film straniero con Il Cliente, ma non ha ritirato il premio in segno di protesta contro il bando di Trump

asghar farhadi

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globalist 27 febbraio 2017

“È un grande onore ricevere questo premio per la seconda volta, ringrazio i membri dell'Academy, la troupe, il produttore Amazon e gli altri candidati nella stessa categoria”. Sono state le parole del regista iraniano Asghar Farhadi, per l’Oscar come miglior film straniero al suo “Il Cliente”. Parole pronunciate da lontano perché, come previsto il regista non ha partecipato alla cerimonia al Dolby Theatre a ritirare il premio.


Le sue parole di protesta le ha scritte in una lettera, letta poi alla cerimonia: “Mi dispiace non essere con voi», ha scritto, «ma la mia assenza è una forma di rispetto verso i miei concittadini e i cittadini di altre sei nazioni colpite da una legge disumana che ha impedito l'ingresso negli Stati Uniti agli stranieri”


“Dividere il mondo fra noi e i 'nemici' crea soltanto paure e una giustificazione ingannevole alle aggressioni e alla guerra. Il cinema ha però la possibilità di catturare le qualità umane e rompere gli stereotipi, creando quell'empatia tra noi e gli altri che oggi ci serve più che mai”. Discorso accolto tra forti applausi in sala.



Ecco il testo completo


È un grande onore ricevere questo prezioso premio per la seconda volta (dopo Una separazione nel 2012, ndr). Vorrei ringraziare i membri dell'Academy, la mia troupe in Iran, il mio produttore Alexandre Mallet-Guy, Cohen Media, Amazon e i miei colleghi candidati nella categoria del film straniero. Mi dispiace di non essere con voi stasera. La mia assenza è dovuta al rispetto della gente del mio paese e di quella delle altre sei nazioni a cui è stato mancato di rispetto dalla legge crudele che proibisce l'ingresso degli immigrati negli Stati Uniti. Dividere il mondo nelle categorie “noi” e “i nostri nemici” crea delle paure, una giustificazione ingannevole per l'aggressione e la guerra. Queste guerre impediscono la democrazia e i diritti umani in paesi che sono stati essi stessi vittima di aggressione. I filmmaker possono accendere le loro cineprese per catturare le qualità umane comuni e rompere gli stereotipi di diverse nazionalità e religioni. Creano empatia tra noi e gli altri. Un'empatia di cui oggi abbiamo più che mai bisogno. Grazie