Pennellate nel cielo: svelato il mistero delle aurore

Una ricerca pubblicata su Nature ha studiato per la prima volta con osservazioni satellitari il fenomeno delle aurore. Rivelando il mistero della loro origine

Il satellite Erg

Il satellite Erg

Giulia Bonelli 14 febbraio 2018Globalscience

Un valzer di particelle subatomiche attraverso il cielo notturno che sprigiona pennellate di verde, rosso e porpora: il fenomeno delle aurore è uno dei più spettacolari esistenti in natura. Ora questa pioggia di elettroni che rimbalza attraverso la magnetosfera animando le pittoresche ‘luci del nord’ è stata per la prima volta osservata in modo diretto. A riuscirci, un team internazionale di scienziati guidato dall’Università di Tokyo, che oggi ha pubblicato su Nature la descrizione del primo ritratto dal vivo delle aurore.


Utilizzando una nuova tecnologia satellitare, i ricercatori hanno identificato i meccanismi fisici che regolano le aurore: si tratta da un’interazione, molto difficile da rilevare, tra gli elettroni e le onde di plasma. Questo quasi impercettibile incontro avviene nella magnetosfera terrestre, la regione in cui il comportamento delle particelle elettriche è di solito governato dal campo magnetico del nostro pianeta. “Per la prima volta – dice Satoshi Kasahara, leader dello studio – abbiamo osservato direttamente la dispersione degli elettroni in queste onde, un fenomeno che causa la precipitazione delle particelle nell’atmosfera terrestre: un flusso abbastanza intenso da generare le aurore pulsanti.” A questa ‘famiglia’ appartengono particolari tipi di aurore polari che si manifestano con chiazze luminose intermittenti: un fenomeno studiato da tempo dagli scienziati, ma che non era mai stato catturato nel dettaglio.


I tipici sensori di elettroni utilizzati per analizzare le aurore non sono infatti in grado di isolare la dispersione delle particelle, o distinguere un tipo di precipitazione particellare dall’altra. Per questo Kasahara e colleghi hanno sviluppato un particolare sensore installato sul satellite Erg (Exploration of energization and Radiation in Geospace, noto anche come satellite Arase) in grado di catturare la l’ineffabile interazione plasma-elettroni. Ora il team di ricerca punta a spingere ancora oltre questa linea di ricerca, svelando tutti i misteri dei fenomeni naturali in grado di cambiare così tanto il colore del cielo. “Analizzando più nel dettaglio i dati raccolti dalla navicella ERG – conclude Kasahara – scopriremo nuove cose sulla fisica del plasma e sui fenomeni atmosferici che ne derivano, come le aurore.”

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