Il misterioso visitatore interstellare

Sulla sua superficie uno strato ricco di composti organici, simile ai piccoli corpi celesti del Sistema Solare. Lo studio è stato pubblicato su Nature Astronomy

Rappresentazione artistica dell'oggetto celeste Oumuamua Credit: ESO/M.Kornmesser

Rappresentazione artistica dell'oggetto celeste Oumuamua Credit: ESO/M.Kornmesser

Ilaria Marciano 18 dicembre 2017Globalscience

Un misterioso oggetto celeste proveniente da un altro sistema planetario è stato avvistato lo scorso ottobre dal telescopio Pan-Starss 1 alle Hawaii, ed è stato poi seguito dal potente occhio del Vlt dell’Eso durante il suo passaggio ravvicinato alla Terra, a circa 37 milioni di chilometri di distanza. Aveva catturato immediatamente l'attenzione dei ricercatori per via della sua sorprendente forma, diversa da quella di qualunque altro asteroide osservato finora, che ricorda quella del grattacielo 30 St Mary Axe -  anche conosciuto come “the Gerkinn” - di Londra. Un nuovo studio, condotto da un team internazionale di scienziati della Queen’s University di Belfast, ha svelato interessanti dettagli circa la sua composizione.


Secondo gli scienziati l’oggetto celeste, chiamato Oumuamua - termine hawaiano che sta per "messaggero proveniente dal passato" - è stato esposto ai raggi cosmici per milioni - o forse miliardi - di anni e  la sua superficie sembrerebbe avere uno strato ricco di composti organici. "Abbiamo scoperto che la superficie di Oumuamua è simile ai piccoli corpi celesti del Sistema Solare che sono coperti da ghiaccio ricco di carbonio, la cui struttura è stata modificata dall'esposizione ai raggi cosmici” afferma il professor Alan Fitzsimmons della Queen's University. Questa sorta di “rivestimento” sulla sua superficie, di uno spessore di circa mezzo metro, avrebbe protetto la parte interna,  simile a quella di una cometa, dal riscaldamento del Sole ad una temperatura di 300 gradi centigradi.


La scoperta suggerisce che il modo in cui i nostri pianeti e gli asteroidi si sono formati ha molta affinità con i sistemi planetari attorno ad altre stelle. "Stiamo continuando la nostra ricerca su Oumuamua e siamo fiduciosi che faremo ulteriori scoperte nel prossimo futuro. Studi come questi forniscono molte informazioni su ciò che è là fuori ed incoraggiano le persone a guardare in alto e meravigliarsi", conclude Fitzsimmons.  La ricerca  è stata pubblicata questa settimana su Nature Astronomy.