Assessora di Fi offende il direttore del Padiglione Italia: che schifo, è gender

Elena Donazzan, assessore tra l'altro alle pari opportunità della Regione Veneto, attacca la nomina di Milovan Farronato alla Biennale d'arte. Per come si veste e trucca, non per come lavora

Milovan Farronato

Milovan Farronato

redazione 11 giugno 2018Culture

Che direste se il lavoro di un assessore, o di una assessora, fosse giudicato dal modo in cui si veste, da come si trucca, se si trucca, e non dal suo operato? Anzi: se usaste questi criteri di giudizio preventivamente, dal suo look, e non valutando affatto pensieri ed esperienze, qualunque esse siano?


È quanto però accade intorno a Milovan Farronato. È il prossimo direttore del Padiglione Italia della Biennale d’arte di Venezia 2019, lo ha nominato il neoministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli e quindi rappresenta le coordinate del Paese nell’appuntamento internazionale dell’arte più importante e certo tra i principali del pianeta. È la prima nomina del nuovo governo nato dal matrimonio 5 Stelle (quale è Bonisoli) – Lega.


La critica d’arte e ottima penna Angela Vettese conosce Farronato, ci ha lavorato alla Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia e ha commentato: “È un ottimo curatore, molto professionale, grande conoscitore del mondo emergente dell’arte, finalmente una nomina non politica”.


Poi si valuterà il suo operato. Ma, lo segnala la critica d’arte Helga Marsala sul sito Artribune, per Elena Donazzan, assessore all’Istruzione, formazione, lavoro e pari opportunità della Regione Veneto, per Forza Italia, alleata lì con la Lega, Farronato è troppo “gender” per poterlo digerire. A prescindere dal suo lavoro. Così ha scritto in post: “Lei, pardon lui, è #MilovanFarronato: ieri è stato nominato dal Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli alla guida del Padiglione Italia alla Biennale d’Arte di Venezia 2019. Sì, avete capito bene. Lui è stato chiamato a rappresentare l’Italia alla Biennale d’Arte veneziana del prossimo anno: non al Carnevale di Venezia quindi, ma all’appuntamento culturale più importante per il Veneto e l’Italia tutta, lui sarà il nostro biglietto da visita verso le migliaia di visitatori internazionali che parteciperanno alla Biennale. Le foto tratte dal suo profilo Instagram (-> instagram.com/milovanfarronato) si commentano da sole: sia chiaro, ciò che fa nel privato non mi interessa. Ma posso dire che quando si deve rappresentare una Nazione servirebbe essere quanto meno… più autorevoli?
Non so voi, ma io non ho parole!”


Invece è proprio il privato che interessa la donna politica con un posto di responsabilità politica per Forza Italia. Il curatore ha capelli lunghi? Abiti variopinti e magari al di là dei confini di una sessualità rigida? Per l’assessore è proprio il privato di Farronato a spingerla a simili commenti. Non chiede nemmeno come lavora. Legittimo non lo sappia, non è il suo campo. Doveroso che si informi dalle persone esperte, visto il ruolo che ricopre. E se a qualcuno non piacesse come Elena Donazzan veste e volesse abbigliamenti diversi, cosa direbbe se la criticassero per quello e non sul suo operato? Si risentirebbe, e a ragione. Ma è un discorso risaputo: si applicano ad altri criteri che non si vorrebbero applicati su se stessi. Il principio di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te per la rappresentante politica probabilmente non vale niente.