Le ultime 10:

 
Che cosa vi spaventa di più in questa fase storica?
  • L'ebola
    10,3%
  • L'Isis
    10,9%
  • La recessione
    5,9%
  • L'Europa
    4,1%
  • Putin
    2,6%
  • Obama
    9,1%
  • Il governo Renzi
    21,7%
  • La disoccupazione giovanile
    8,8%
  • Niente, allarmismi e paure servono a controllare i cittadini
    18,2%
  • Il turbocapitalismo
    8,5%

Assicurazione auto e moto Quixa

Un consulente personale tutto per te e la convenienza di un'assicurazione auto e moto a un prezzo eccezionale. Scopri Quixa

Più lette
 
Connetti
Utente:

Password:



Life

Il 2012 dà la carica all'auto elettrica

Al Salone dell'auto di Ginevra il mercato europeo sforna tutte le sue novità, ma è necessario l' intervento pubblico.

Desk
domenica 1 aprile 2012 15:32

di Luca Scarnati

Il salone dell'auto di Ginevra si chiude dopo aver dato ampio spazio all'auto elettrica: le maggiori case automobilistiche hanno presentato i loro modelli. In parallelo Auto dell'anno 2012 sono a sorpresa due elettriche ad autonomia estesa, ossia con un motore elettrico le cui batterie possono essere ricaricate anche da un generatore a benzina ad alta efficienza, in grado di estenderne l'autonomia a 500 km. Dai pochi modelli attualmente disponibili si passerà nel 2012 ad un gran numero di proposte: non c'è casa automobilistica che non avvierà la produzione di auto elettriche entro l'anno, che siano pure, ibride o ad autonomia estesa. Si passa finalmente dalle parole ai fatti?

Attualmente la maggior parte delle immatricolazioni sono effettuate per flotte aziendali, infatti il primo grosso limite è nei fatti il prezzo. Per auto della stessa categoria si spende per l'elettrico almeno il 20% in più e non si trova sul mercato un modello sotto i 28.000 €, a cui solitamente bisogna aggiungere il costo delle batterie che vengono fornite a noleggio, ossia almeno altri 2.000 € all'anno. I minori costi di manutenzione e il minor costo di ricarica, inferiore del 60% rispetto ai motori a benzina, non sembrano compensare. Il prezzo di vendita attualmente è alto perché non beneficia dell'effetto di scala della produzione, cosa che secondo gli analisti potrà fare solo se si raggiungeranno quote di mercato superiori al 10%.

A leggere le schede dei vari modelli sulle riviste specializzate, ritornano poi i vari problemi di tipo tecnico ancora in sospeso: l'autonomia dichiarata, non superiore mediamente ai 160 km per ricarica e, meno noto, l'ingombro delle batterie, che spesso condizionano le capacità di carico del veicolo. Va detto però che si tratta di una tipologia di veicolo pensata per la città, dove mediamente non si percorrono più di una cinquantina di chilometri al giorno. Molti sostengono che per distanze maggiori l'auto elettrica c'è e si chiama treno. Infine reti di ricarica praticamente inesistenti ne limitano ulteriormente l'appetibilità.

Nonostante con l'innovazione tecnologica comincino a spuntare i primi modelli apparentemente abbordabili il trucco c'è. Renault ha portato al Salone di Ginevra un'auto con 210 km di autonomia dichiarati al costo di listino di 15.700 €. Ma in Francia, dove c'è un incentivo di 5.000 € da parte del governo. In Italia costa di listino 21.650 €! Sempre conveniente rispetto a molte, ma non rispetto ad un'omologa a benzina. E il punto è proprio questo: senza incentivi difficilmente il mercato dell'elettrico potrà arrivare a raggiungere quote tali da poter entrare in un'economia di scala e abbassare i prezzi.

Secondo alcuni l'auto elettrica viene messa in listino dalle aziende in modo da avere nella propria gamma auto ad emissioni zero, che abbassino quelle totali della gamma. Ossia se io produco SUV che inquinano come treni a vapore mi basta un'auto ad emissioni zero per far scendere la media sotto i limiti previsti dalla normativa europea. Ma bisogna tener conto che non si tratta di auto fantasma, ma di prodotti che devono uscire veramente da una catena di montaggio.

Sicuramente sarà un processo lento, con tempi tecnologici e commerciali, che prevedano l'adattamento e la radicale trasformazione anche di tutto l'indotto. Secondo l'annuale Global Automotive Survey, condotto dalla Kpmg (un network globale di studi professionali di consulenza) sulla base delle interviste a duecento top manager dell'auto di tutto il mondo, la diffusione della propulsione ibrida ed elettrica sarà molto graduale, arrivando a superare il 15% delle immatricolazioni annuali globali di automobili nuove entro il 2025. In ogni caso molti sembrano crederci veramente, sia le cause automobilistiche che i fornitori di componenti, batterie in primo luogo, che intravedono grosse possibilità di sviluppo per le proprie aziende. Anche i fornitori di corrente elettrica cominciano ad avviare i primi progetti di stazioni di ricarica o di cambio batterie. Ma come detto di fondamentale importanza è un piano di agevolazioni fiscali che aiutino il settore a decollare, tenendo conto che un veicolo elettrico genera anche esternalità positive, ossia vantaggi economici per tutta la collettività.

In Italia? Sono 308 le elettriche immatricolate nel 2011, una metà appartiene a flotte sperimentali. Gli incentivi potrebbero arrivare secondo le dichiarazioni del Governo, riuscendo forse ad avviare questo nuovo mercato. Ma l'industria locale non ne vuole sapere: secondo Marchionne "La struttura finanziaria delle auto elettriche non sta in piedi". Quindi si produrrà una versione elettrica della 500 entro la fine dell'anno, ma negli Stati Uniti, dove Obama ha promesso 10.000 dollari di contributo statale per ogni auto. D'altronde Fiat non ne ha bisogno: per il quinto anno consecutivo è il marchio con le più basse emissioni di CO2 in Europa. Emissioni abbassate grazie ai modelli a metano, e ai relativi ecoincentivi già esistenti, e alla tecnologia dei motori e della guida.