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Economy

Dove sono i proletari

Sono tra noi e non sono più nascosti nelle pieghe dell'apparenza, ora che sta rimanendo loro solo la sostanza, ovvero, nulla.

redazione
giovedì 12 aprile 2012 15:45

di Marco Fiorletta



Un commentatore, sul nostro sito, a proposito del precedente post, si chiedeva dove fossero i proletari. La risposta sarebbe banale se non nascondesse al suo interno una verità. Sembrerebbe che nel nostro paese non ce ne siano più. Ma sono tra noi e non sono più nascosti nelle pieghe dell'apparenza ora che gli sta rimanendo solo la sostanza, ovvero, nulla. Tempo fa fu fatto un sondaggio, e quindi da prendere per quel che vale, dove la maggior parte dei giovani avevano risposto che avrebbero preferito un posto in un qualsiasi call center piuttosto che andare fare l'artigiano. Una delle risposte che mi lasciò interdetto era che così non ci si sporcava le mani e si poteva andare a lavoro vestiti come fighetti. Non sono le parole esatte ma il contenuto era questo. Vorrei che il sondaggio si rifacesse ora con la crisi che non c'è mai stata, come dicevano Berlusconi e i suoi accoliti, o con la crisi che ancora ci morde le chiappe e chissà per quanto tempo ancora. Vorrei vedere se le percentuali sono cambiate.

I proletari sono in mezzo a noi come gli alieni di un film di tanti anni fa. Hanno le nostre stesse facce e i nostri stessi bisogni. E hanno i nostri stessi debiti sulle spalle. Sono, i proletari, quelli che hanno paura di vedere il proprio conto in banca, sempre al limite del rosso prima, in rosso fisso ora. Hanno paura di vederlo perché sanno che prima o poi arriverà la telefonata della banca che gli comunicherà che il conto è bloccato. Sono tra noi quando vai al supermercato nelle ore di punta e lo trovi semivuoto e quei pochi che sono a fare la spesa hanno il carrello mezzo vuoto e pieno delle sottomarche o dei prodotti in offerta. Sono quelli che si lamentano al bar, alle poste, in comune e dove gli è possibile. Come se il solo lamentarsi esorcizzasse l'impoverimento a cui siamo sottoposti e che non è ancora nulla in confronto a quello che verrà.

Il giorno che passeranno dal lamentarsi alla presa di coscienza che tutto è cambiato e cambierà ancora in peggio, forse avremo i proletari incazzati come ci servirebbero ora e come ci sono serviti per conquistare salari dignitosi, leggi giuste ed eque. E ci servirebbero ora per riportare in auge "idee di rivolta che non sono mai morte". Proletari sono tutti coloro che non riusciranno a far concludere i cicli scolastici ai loro figli per mancanza di soldi, coloro che rinunceranno alle cure, già accade, perché anche il ticket è troppo caro. Proletari lo siamo tutti o lo dovremmo essere nel cuore e nella mente. Solo così possiamo prendere coscienza del nostro stato, di come ci hanno ridotto e di come ci vorrebbero ridurre.