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Politics

Gemonio con vista Colosseo

Innocente documentazione sulle rivelazioni riguardanti la presunta ristrutturazione con fondi della Lega Nord della dimora di Umberto Bossi. E che villa!

Desk
mercoledì 4 aprile 2012 16:13

La villa di Gemonio
La villa di Gemonio

di Dino Rosso

Gemonio. Paese di origine antica, trova il suo più remoto riscontro documentario in un atto dell'anno 807, ove è citato il conte Alcherio -alemanno del lago di Costanza ed alto dignitario della corte carolingia- che acquista molti beni posti in "Lamundo" o "Gemunmo" -l'attuale Gemonio- e nella zona circostante da Dracone, il longobardo che lascia così il posto ai nuovi dominatori. In seguito, XX secolo, dopo alemanni e longobardi si passò al dominio della famiglia Bossi.

Pure di vetuste origini è la Chiesa romanica di San Pietro, citata in atti a partire dal 1100 come dipendente dalla chiesa agostiniana di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia: il diploma di Liuprando del 712, si è rivelato un falso redatto appunto nel 1100. Inizialmente parrocchiale, nei secoli successivi perde questa prerogativa che va a favore della chiesa di San Rocco -di impianto cinquecentesco- posta nel centro del paese e più agevole per la celebrazione delle funzioni.

Di antica e consolidata tradizione è anche l'autonomia del paese, basata sull'istituto della "Vicinia", basato sull'assemblea dei Capi di Famiglia che si riuniva sulla piazza davanti alla chiesa di San Rocco al suono della campana. Se ne trova traccia già in documenti del 1630, da cui si ricava pure la presenza di un console, un sindaco ed un cancelliere. Solo in periodo napoleonico Gemonio fu unita con Caravate, formando il Comune "Gemonio ed uniti".

Tale unione, riproposta subito dopo l'unità d'Italia, fu avversata aspramente e non fu più tenuta in considerazione nemmeno nel 1927, quando la maggior parte dei comuni dell'alto Varesotto fu riformata e si creò la provincia di Varese. Aggiornamento. Nei decenni a cavallo tra il secondo il terzo millennio, questa aspirazione atavica alla indipendenza, divenne movimento secessionista grazie all'impegno culturale e politico dei Bossi di Padania.

Genealogia. Umberto Bossi (Cassano Magnago, 19 settembre 1941) è un politico italiano, già senatore della Repubblica ed euro parlamentare, ora deputato della Repubblica, fondatore e leader del movimento politico "Lega Nord per l'Indipendenza della Padania", è stato Ministro delle Riforme per il Federalismo. È stato eletto per la prima volta al Senato nel 1987. Dal 1992 al 2001 ha ricoperto la carica di deputato e di parlamentare europeo.

Le origini. Nasce da Ambrogio e Ida Valentina Mauri. Il padre era un operaio, la madre una portinaia. Umberto è il figlio primogenito: dopo di lui nascono Franco (1947) e Angela (1951). Per aiutare la famiglia, lascia la scuola per andare a lavorare: trova un impiego all'ACI di Varese. In quegli anni consegue il diploma di perito tecnico elettronico presso la scuola per corrispondenza Radio Elettra. Sul seguito della sua formazione culturale esistono numerose strumentalizzazioni.

Sul profilo pubblicato tanto sul sito della Camera dei Deputati quanto sul sito ufficiale della Lega Nord Bossi dichiara di essere in possesso del Diploma di maturità scientifica. Questo è quanto scritto sul sito della Lega Nord: «Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si iscrive alla facoltà di Medicina di Pavia, ove esercita anche la professione di tecnico elettronico applicato alla medicina». Su come vada finire, non c'è traccia. Del resto cambia mestiere ed alleanze più volte.

Il 31 agosto 1975 Bossi si sposa con Gigliola Guidali, commessa di Gallarate, sua compagna da cinque anni. Bossi ha 34 anni e non ha, all'epoca, un lavoro fisso. È iscritto alla Facoltà di Medicina dell'Università di Pavia. Nel 1979 i coniugi Bossi hanno un figlio, Riccardo. La moglie dà al marito un ultimatum: un lavoro stabile è necessario per portare avanti la famiglia. Nel 1982, Gigliola Guidali chiede e ottiene la separazione. Tempismo improvvido.

Nel 1994 Bossi si è sposato in seconde nozze con Manuela Marrone, di imbarazzanti origini siciliane, cofondatrice della Lega Lombarda, dalla quale ha avuto tre figli: Renzo (1988) detto, suo malgrado, Il Trota da quando suo padre lo definì così nel 2008 in risposta a chi gli chiedeva se fosse il suo delfino[57], Roberto Libertà (1990) ed Eridano Sirio (1995). Dal primogenito ha avuto nel 2004, la sua prima nipote di cui non è noto il nome.

Numerose polemiche hanno interessato i familiari di Umberto Bossi. A partire dalla moglie Manuela Marrone, titolare di una baby pensione dall'età di 39 anni, un fatto ricordato da Gianfranco Fini in televisione il 25 ottobre 2011. Al fratello Franco Bossi che, pur se in possesso solo di licenza media inferiore, ha lavorato dal 2004 al 2009 come assistente parlamentare dell'eurodeputato leghista Matteo Salvini con la retribuzione di 12.750 euro al mese.

Da ultimo Renzo Bossi (1988) che a gennaio 2009 è stato nominato membro dell'Osservatorio sulla trasparenza e l'efficacia del sistema fieristico lombardo, organismo istituito su iniziativa della Lega. La nomina solleva un ampio dibattito e aspre polemiche. La polemica più aspra è legata al suo stipendio di 12.000 euro mensili, notizia in seguito smentita dal presidente del consiglio regionale della Lombardia Boni e dal capogruppo alla Camera Roberto Cota.

Renzo Bossi, a 21 anni e sei mesi, con 12.893 voti, è il più giovane consigliere regionale mai eletto in Lombardia. Nelle elezioni regionali del 2010 infatti venne, infine, candidato nella provincia di Brescia ed eletto nelle liste della "Lega Lombarda - Lega Nord - Padania". Attualmente è componente sia della Commissione Programmazione e Bilancio sia della Commissione Affari Istituzionali e percepisce, netto mensile tra 9.831 e 11.4970 euro.

Il 2 aprile 2012, Roberto, secondogenito di Umberto Bossi, viene condannato dal giudice di pace a versare un risarcimento di 3800 euro in favore di un esponente di Rifondazione Comunista per un fatto risalente a Marzo 2010. Assieme ad un amico, aveva preso di mira il militante di sinistra dapprima con offese, ed infine lanciandogli contro un gavettone di candeggina. Non risulta alcuna documentazione ufficiale sulle stinteggiature arrecate.