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Intelligence

Caporetto Nigeria, tutte le accuse agli 007

Dopo la morte dell'ostaggio italiano il Comitato di controllo sui sevizi segreti ha convocato il direttore dell'Aise: ecco di cosa si parlerà. [Gianni Cipriani]

domenica 18 marzo 2012 02:58

Il luogo del blitz.
Il luogo del blitz.

Irritazione prima, scaricabarile poi. Colpa degli inglesi che non hanno avvertito; degli italiani che non hanno saputo. Dei servizi segreti, no del governo. Tutti contro tutti, come nella più classica commedia all'italiana dove nessuno si assume le proprie responsabilità. Eppure, riducendo la questione dalla verbosità delle grandi analisi, dove il fumo dei ragionamento nasconde le cose, alla più semplice e concreta ricostruzione dei fatti, si vedrà che ci sono circostanze specifiche a cui dare risposte. Cose che il Copasir, il comitato controllo sui servizi segreti presieduto da Massimo D'Alema chiederà al generale Adriano Santini, direttore di Aise, il servizio segreto estero, in una audizione che si preannuncia di fuoco e nella quale il capo degli 007 sarà chiamato a dare spiegazioni convincenti.

La premessa è nota a tutti: il blitz congiunto delle forze speciali inglesi e nigeriane che si è concluso con la morte dell'ingegner Franco Lamolinara e dell'ostaggio inglese Cristopher Mc Manus è avvenuto all'insaputa degli italiani. Tanto che il presidente della Repubblica non ha nascosto il suo fermo disappunto nei confronti degli inglesi per averci esclusi da una decisione che riguardava anche un nostro connazionale.

Ma, la si metta come si vuole, è del tutto evidente che quanto accaduto sia uno schiaffo per l'Italia non solo a livello di governi, ma anche e soprattutto per la figura barbina rimediata dalla nostra intelligence. E' un dato di fatto, al di là delle giustificazioni. Mutuando in termin calcistici si potrebbe dire una sconfitta per 3-0. Poi si potrà discutere sull'arbitraggio, sugli infortunati, sulle papere del portiere. Ma sempre di un 3-0 stiamo parlando.

Ma su quali passaggi si concentrerà l'audizione di Santini? A quel che si preannuncia le questioni salienti sono sei:
1) Come mai l'Aise non sapeva del blitz? Possibile che il nostro servizio segreto non avesse fonti adeguate per scoprire autonomamente cosa stesse accadendo? E' una questione di non poco conto. La Nigeria, infatti, è un'area molto importante per i nostri interessi. Basti solo pensare alle rilevanti attività dell'Eni nell'esplorazione e produzione petrolifera, del gas e delle costruzioni. Senza contare gli attacchi del Mend, che si oppone al "furto" di petrolio nel delta del Niger. La Nigeria non è il Benin, la Liberia o un altro paese privo di rilevanza strategica per l'Italia. L'attività della nostra intelligence era adeguata alla bisogna?

2) Il personale di Aise sul posto era adeguato? Domanda legittima, visto che come capocentro ad Abuja è stato mandato un maresciallo poi diventato funzionario che ha trascorso quasi tutta la carriera nell'ex VIII divisione e, a quel che si dice, non aveva una specifica capacità operativa, competenza di terrorismo e gestione di rapporti con i servizi segreti collegati. Tra l'altro, secondo una ricostruzione più maligna, il capocentro, un pensionando di 64 anni, avrebbe ottenuto quella sede proprio per "far cassa" nel suo ultimo periodo di servizio, visto l'alto stipendio di chi opera fuori sede.

3) Il blitz è avvenuto in Nigeria e, fino a prova contraria, non sono stati solo gli inglesi a non avvertirci, ma anche i servizi segreti nigeriani hanno taciuto. Questo significa che o i padroni di casa non si sono fidati di noi; oppure che i rapporti tra le due intelligence (sempre nonostante gli interessi dell'Eni) non siano buoni. Resta lo schiaffo. Santini dovrà spiegare il perché.

4) Il blitz a "nostra insaputa" si può considerare la Caporetto dell'Aise? Sul luogo c'era una presenza delle Sas, le forze speciali britanniche che si utilizzano proprio per queste azioni. I nostri 007 sapevano di questa presenza. Possibile che non abbiano nemmeno sospettato quel che poteva avvenire?

5) Domanda resa più stringente da questa circostanza: il nostro capocentro in Nigeria aveva chiesto le ferie e la Centrale gliele aveva concesse. Tanto che il giorno del tragico blitz si trovava in Italia. Ci si può mettere in ferie proprio nella fase più acuta di una crisi?

6) Nel recente passato c'è stato un duro scontro tra il capo reparto Ricerca e il direttore della divisione Centri, suo subordinato. Lo scontro si è concluso con il passaggio del caporeparto ad altro ruolo. Ciò avrebbe comportato, secondo alcune ricostruzioni, un restringimento del gruppo che gestisce questo tipo di attività. Tanto che il contro-terrorismo di Aise non era informato degli accadimenti nigeriani. A Santini verrà chiesto se ciò è vero, se esista un gruppo ristretto che gestisce tutto, se ci sia una ragione e se ciò abbia, o no, impoverito l'attività operativa della nostra intelligence.

Le questioni sul tappeto sono molte. Certo è che le quotazioni della nostra intelligence sono in crollo verticale. E lo stesso Monti ha più volte direttamente o indirettamente (vedi un articolo del Secolo XIX dopo la sua visita a Tripoli) fatto trapelare la sua diffidenza verso gli 007, peraltro abbastanza ricambata. Aria di possibili cambi. E, ovviamente, tanti veleni nell'aria.

Commenti
  • Anonimo 12/03/2012 alle 08:15:13 rispondi
    Un articolo che pone molti interrogativi a cui la risposta è semplice: nelle loro ex colonie gli Inglesi fanno come gli pare a loro, con la loro tipica tracotanza neo-coloniale. Ma del caso Lorenzo d'Auria non si ricorda più nessuno? A me sembra un precedente molto importante.