2016: le guerre che verranno

Previsioni di “Stratfor” per il 2016: in Ucraina conflitto congelato, fra Russia ed Usa rivalità “elastica” e nuovi focolai di tensione in Asia centrale e intorno al Mar Caspio<br>

redazione 4 gennaio 2016

Secondo le previsioni di “Stratfor”, organizzazione americana di “global intelligence”, l’anno che è appena cominciato non sarà affatto più facile del precedente, ed anzi vedrà ancora Stati Uniti e Russia ostinatamente in lotta per penetrare in Europa. I prezzi del petrolio e di altre materie prime inoltre restano troppo bassi, ed anche in Cina i consumi diminuiscono.Allo stesso tempo, molti Paesi in tutto il mondo appaiono sempre più determinati ad intensificare l’azione contro i militanti dello “Stato islamico" (ISIS).


I rapporti non definiti tra Russia e l'Occidente hanno avuto un ruolo centrale nella definizione delle relazioni internazionali negli ultimi due anni. “Stratfor” ritiene che rimarranno tesi anche nel 2016, anche se il livello di conflitto e cooperazione potenziale varieranno da uno scenario all'altro. La guerra nella parte orientale dell'Ucraina, a detta di tutti, diventerà un conflitto congelato a lungo termine.


La Russia continuerà nel coinvolgimento militare in Siria, e questo potrebbe ulteriormente complicare i rapporti con la Turchia, gli Stati Uniti e l'Europa. Mentre la Turchia si farà ancora più vicina ai suoi alleati della NATO, Mosca sarà più attenta ad adottare misure nei confronti di Ankara, i due Paesi continueranno con lr restrizioni reciproche sul fronte del commercio ed a rimandare progetti energetici congiunti. I due Paesi gareggeranno inoltre anche per l'influenza nella regione del Caucaso, in particolare quando si tratta di Azerbaigian e Nagorno-Karabakh.


Il continuo conflitto nella parte orientale dell'Ucraina sarà solo una delle molteplici e gravi sfide che Kiev si troverà ad affrontare nel 2016. I gruppi di estrema destra e nazionalisti continueranno a minare il governo ucraino e indebolire la capacità di Poroshenko di raggiungere una soluzione politica con i separatisti, ed a sua volta questo farà in modo che Donetsk e Lugansk rimangano al di fuori del controllo politico di Kiev.


La Bielorussia invece dovrebbe gradualmente rafforzare i suoi legami economici con l'Occidente,pur continuando a mantenere la sua alleanza militare e strategica con la Russia. Il presidente Alexander Lukashenko cercherà di evitare la creazione di una base aerea russa nel suo paese, al fine di non creare ulteriori tensioni con l’Occidente, ma la sua posizione potrebbe cambiare se la NATO continuerà a rafforzare la propria presenza nella vicina Polonia e negli Stati baltici.
In Moldova, gli scandali di corruzione con cui è associato il governo pro-europeo potrebbe diventare ragione per un maggiore sostegno per i partiti filo-russi nel paese. Ma gli analisti di “Stratfor” stimano che la paralisi del sistema politico di Chisinau terrà bloccata la Moldova nelle integrazioni strategiche, sia verso la Russia che verso l'Occidente.


La Georgia cercherà di ottenere aiuto più forte da Occidente n termini di formazione e di partecipazione a corsi di formazione supplementari della NATO, ma quando al possibile accesso alla Alleanza manterrà una posizione di attesa, mentre rafforzerà la cooperazione economica con la Russia in settori quali l'energia e il commercio, nonostante il fatto che Tbilisi rimanga strategicamente orientata verso l'Occidente.
Nei mesi a venire potrebbe invece cambiare in modo significativo il conflitto tra Armenia e Azerbaigian a causa del Nagorno - Karabakh : la Russia cerca di spingere i negoziati su un possibile l'accordo, che includa l’inclusione del territorio da parte dell'Azerbaigian in cambio di garanzie economiche e di sicurezza per l'Armenia.


Un certo numero di questioni, tra cui gli attuali problemi economici, il ritorno dei lavoratori migranti dalla Russia e il timore del terrorismo islamista renderanno poi l'Asia centrale posto destinato all'instabilità per tutto il 2016.Tenendo presente la loro vicinanza al nord dell'Afghanistan, Paesi come Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan corrono forti rischi nella sicurezza, anche se i loro governi hanno tutto l’interesse a rispondere alla minaccia dei militanti islamici ed anche a usarli come scusa per schiacciare gli elementi dell’opposizione interna. Russia e Stati Uniti avranno presto modo di valutare questo pericolo da entrambi i lati , sostenendo iniziative concorrenti per la sicurezza delle frontiere in Asia centrale.


La cooperazione militare tra l'Azerbaigian e Kazakistan, comprese le esercitazioni militari congiunte, continueranno a svolgersi nel Mar Caspio, mentre l'Occidente continuerà a cercare progetti di energia alternativa, come il gasdotto Trans-Caspio. Nel vertice del Mar Caspio ad Astana, previsto ad agosto, la Russia potrebbe esprimere sostegno per la delimitazione dei fondali, anche se 2016 non è prevista la nascita di altri grandi progetti di energia.


In Europa, la crisi dei rifugiati proseguirà con onde cicliche. Nel corso dei primi mesi del nuovo anno, le temperature fredde ed il cattivo tempo dovrebbero portare ad una diminuzione del numero degli arrivi che però riprenderanno con l'estate, anche se nel 2016 i richiedenti asilo troveranno un'altra Europa. I controlli alle frontiere diventeranno più stretti ed i Paesi della cosiddetta “rotta dei Balcani” saranno meno tolleranti con quanti attraversano il loro territorio. Per la prima volta da quando è nato, l'accordo di Schengen limiterà la libertà di movimento o ridurrà il numero di Paesi in cui viene applicato.


Durante il vertice della Nato a Varsavia nel mese di luglio, la Polonia e altri Stati membri richiederanno una continua presenza delle forze NATO in Europa orientale. Alcuni membri della NATO, molto probabilmente la Germania , si opporranno l'idea, così come alcuni stati dell'Europa centrale e orientale, che sono più inclini a modificare la loro posizione per tenere sotto controllo i rapporti con Mosca.


Nell’Asia del Sud, grazie al supporto dell’accordo triennale con il Fondo monetario internazionale (FMI), del valore di 6 miliarfdi di dollari e incoraggiata da bassi prezzi del petrolio, l'economia del Pakistan riuscirà a mantenere il tasso di crescita al 4 per cento nel 2016. Tuttavia, il contesto generale defli affari si impoverirà , e la mancanza di riforme e le perturbazioni nel settore energetico del Paese impediranno un’ ulteriore crescita. I progetti energetici come l’oleodottto ed il gasdotto Iran-Pakistan o i collegamenti Turkmenistan-Afghanistan e Pakistan - India vedranno ancora scarsi progressi, nonostante il crescente sostegno politico. Lo stesso vale per il corridoio economico da 46 miliardi di dollari tra la Cina e il Pakistan, ed per una serie di progetti volti a creare un collegamento fra la provincia cinese occidentale del Xinjiang e la porta di Gwadar , nel Belucistan, sul Mar Arabico.


In Afghanistan, le forze di sicurezza governative da sole non possono militarmente sconfiggere i talebani, nonostante il fatto che le loro bande continuano a frammentarsi. Per Paesi come la Cina e il Pakistan, che temono le conseguenze potenziali di un’ instabilità a lungo termine in Afghanistan, i colloqui di pace, a quanto pare, rimarranno solo un pio desiderio nel 2016.


Quanto a Medio Oriente e Nord Africa, quest’anno in Siria ed Iraq i militanti dell’ISIL hanno subito perdite significative anche se il Califfato non è certo alla completa disfatta. Anzi, il sio indebolimento come forza convenzionale al centro di un territorio incoraggerà la loro leadership a tentare di eseguire altre operazioni terroristiche in Occidente e in tutto il Medio Oriente.


La maggior parte dei produttori di petrolio del Medio Oriente ha vissuto un altro anno stressante di prezzi bassi ed obblighi costosi in politica estera. L’applicazione dell'accordo con l’Iran aggiungerà almeno 500.000 barili al giorno di olio nuovo sul mercato, ed il presidente iraniano Hassan Rouhani cercherà di sfruttare il successo ottenuto con l’accordo nucleare per provocare l'entrata di una figura politica moderata nel Consiglio degli Esperti, l'organismo che si occupa di monitorare il lavoro del leader supremo.

Fonte: Agenzie