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Culture

Espedienti per vivere senza Sanremo

Svuotati dalla fine del Festival-Evento, cerchiamo consolazione altrove, tra gossip sul Corriere, dimissioni ormai in ritardo e citazioni di D'Alema. [Stefano Torossi]

mercoledì 29 febbraio 2012 10:58

di Stefano Torossi

Non si può negarlo: siamo orfani di Sanremo. Ci mancano le impressioni forti e le antipatie immediate che il Festival ci ha regalato. Non sappiamo bene come sostituirle. Vediamo se ci riesce di trovare qualcosa di così potente fra i fatti di questa settimana. Assaggiamone qualcuno.

Siamo stati informati delle dimissioni dell'immortale, classe 1921, dalla presidenza della Festa del Cinema di Roma. L'arzillo (?) novantunenne rimane a capo dell'Ente David di Donatello, e continua come commissario straordinario della Siae. Funzione in cui ha firmato la sciagurata decisione di sopprimere l'assegno di professionalità ai soci. Forse un'altra dimissione, più tempestiva, avrebbe giovato a tutti noi.

Apprendiamo che la Filarmonica di Roma mette in scena un'opera breve di Vieri Tosatti, "La Partita a Pugni". Secondo alcuni, capolavoro dimenticato di un grande del Novecento. Grande forse, bizzarro di sicuro, tanto è vero che a un certo punto della sua carriera, quando stava per diventare famoso, Tosatti decise di proibire a tutti l'esecuzione teatrale delle sue opere. E ci si meraviglia se è dimenticato!

Gossip kamasutrico dal Corriere della Sera del 27 febbraio (riportiamo i titoli alla lettera). "Baciai Schettino prima dell'impatto" dice la mitica moldava, e sembra la descrizione di un preliminare erotico, una preparazione al gran finale. E ce lo conferma il seguito. La fanciulla conclude: "Prima o poi saremmo finiti a letto". Viaggiate sicuri con la Costa Crociere.

Ci hanno invitato al Settembrini Libri e Cucina, una libreria-sala da pranzo-degustazione di ottimo livello nel quartiere Prati di Roma, per un pomeriggio in cui Massimo D'Alema, come presidente dell'associazione Italianieuropei, partecipa a un incontro dal titolo non proprio originalissimo: "Riprendiamoci il futuro". Potrebbe essere il brivido che ci manca per dimenticare Sanremo. L'ascolto, anche se squisitamente lubrificato da un calice di ottimo vino dell'Etna ben freddo e lievemente zolfato (lo abbiamo detto che la libreria è anche enoteca) ci lascia stremati dopo un'ora di birignao, relazioni di incontri importanti di D'Alema (Monti, Clinton), citazioni snobissime dello stesso, in inglese senza traduzione ma con pronuncia piuttosto casereccia, emesse con voce moscia e sempre uguale.

Per rinfrancare lo spirito (santo) andiamo di filato a sentire i Vespri gregoriani nella chiesa di Sant'Alessio, sull'Aventino, una costruzione fine ottocento, finto romanico, non bella, ma dove una cinquantina di frati celebrano tutte le sere i vespri col canto gregoriano. Niente di snob, di intellettuale, di artificiale. Magari un po' di sopore, ma tranquilli e sereni.

Spostamenti veloci realizzabili a Roma solo in un modo. Ve ne parliamo nel PS.

PS. Capricci di questa città. Fino a pochi giorni fa un gelo polare ci ha cotto tutte le piante in terrazza, e oggi è quasi primavera. Questo significa anche tirare fuori le due ruote dal garage. A proposito delle due ruote, oltre alle ovvie considerazioni che si risparmia un sacco di tempo nel traffico, che ci si diverte a fare gli scemi ai semafori anche se non si hanno più sedici anni, che se aumentano i reumi diminuisce il mal di fegato, e la puntualità è garantita, vogliamo spartire con voi un'altra delle nostre sensazioni.
Dunque, tutti abbiamo visto i documentari naturalistici in cui ci sono questi grossi uccelli, cigni, pellicani, papere, che galleggiano pesantemente sullo stagno, poi decidono di spostarsi. Li si vede piuttosto goffi che sbattono le ali e fanno una gran fatica a sollevarsi scalciando sull'acqua. A un certo punto, miracolo. Eccoli in volo, le zampe ripiegate, improvvisamente leggeri ed eleganti.
Bene, immaginate di essere su una moto ferma, con un piede appoggiato a terra, il rischio sempre presente di scivolare, anche appena appena, sul brecciolino. Quanto basta per fare quella ingloriosa figura temuta da tutti i motociclisti che si chiama caduta da fermo, perché oltre una certa inclinazione la moto non la tieni più su. Ecco che la moto parte, acquista velocità ed equilibrio per una misteriosa legge della fisica che si chiama effetto giroscopio, e voi, ancora con la gamba estesa caso mai capitasse qualche emergenza (alcuni la tengono in fuori più del necessario, perché così il decollo è ancora più pittoresco), finalmente posate il piede ben saldo sul pedale, e a questo punto moto e pilota insieme diventano un elegante centauro, mezzo macchina mezzo uomo, che abbandona la polvere e spicca il volo.
Libertà, potenza, leggerezza.