Isis, in un video un mujaheddin parla italiano

In un filmato diffuso dallo Stato Islamico si sentono parole nella nostra lingua. E' la prima volta. Una la conferma dei foreign figther che vengono dall'Italia.

Gianni Cipriani 5 marzo 2015
[b]di Gianni Cipriani[/b]



“Yalla, yalla, yalla, piano, piano, piano...”. In queste poche parole, ma chiarissime, si nasconde un altro dei misteri della guerra che l'Isis sta combattendo in Siria e Iraq con l'aiuto dei cosiddetti foreign fighters. In questo caso con la presenza di un mujhaeddin che si esprime in un misto di arabo e italiano, esattamente come capita a uno straniero che ha soggiornato a lungo in un altro paese.


In un video postato dallo Stato Islamico – trovato e analizzato da [i]Globalist[/i] - in questi giorni c'è per la prima volta la prova-provata della presenza di “italiani” in quei territori. Quegli italiani di cui si è tanto parlato, ma assai poco saputo.



Il video (che dura 2 minuti e 35 secondi e dove si parla italiano dal secondo 50 al secondo 61) è stato girato nel pressi del piccolo villaggio siriano di al Naim, che fa parte del governatorato di Homs e si trova praticamente a ridosso del confine libanese. Lo Stato Islamico, in questo caso e come è avvenuto per molti altri filmati di questa natura, ha voluto testimoniare un “martirio”, ossia un attacco suicida contro una postazione del Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan combattuto dalla Turchia e che in questo momento è considerato dall'Isis uno dei nemici da sterminare.
Al Naim, va detto, non si trova nel Kurdistan siriano, anzi – come detto – è al confine con il Libano. Ma la presenza di combattenti del Pkk non deve stupire: è noto che Assad (tra l'altro tra le proteste di Ankara) ha da tempo dato rifugio a esponenti del Pkk e che questi in qualche caso hanno combattuto a fianco delle forze lealiste siriane e oggi più che mai sono acerrimi nemici dello Stato Islamico dopo l'assedio di Kobane.



Il dato importante, tuttavia, è che nel filmato che testimonia la preparazione dell'autobomba da parte dello Stato Islamico si sente per la prima volta e chiaramente qualcuno parlare italiano. Nel video si vedono gli ultimi preparativi dell'azione che si svolgono nelle campagne e poi la partenza di quello che appare un blindato artigianale verso il villaggio di al Naim.
Durante la manovra si vede il mezzo lasciare una strada asfaltata per immettersi, dopo un brevissimo tratto in discesa, in una via sterrata che va in direzione del villaggio. E' durante la manovra che si sente fuori campo una voce che dice: yalla, yalla, yalla (in arabo) e poi piano, piano, piano (in italiano). Yalla in arabo, in questo caso, sta per “vai” (o anche affrettati) e piano. Insomma, nel video si sente distintamente la voce fuori campo dare suggerimenti al guidatore (ossia al martire) durante la fase di manovra. Ossia prima vai e poi, mentre c'è il breve tratto in discesa, piano, piano, piano.
Oltre ad essere parole chiaramente distinguibili, ogni eventuale residuo dubbio è spazzato dal fatto che il “piano, piano, piano” è del tutto coerente con l'azione che viene filmata, ossia le parole vengono pronunciate mentre l'autobomba deve passare dall'asfalto allo sterrato attraverso un dislivello.



L'analisi del video fornisce una altissima probabilità e lascia aperta una ipotesi. La probabilità - potremmo dire praticamente certezza - è che chi pronuncia le parole “piano, piano, piano” non sia di madre lingua, come appare abbastanza chiaro da un lievissimo accento straniero.


L'ipotesi è che anche il “martire”, ossia colui alla guida dell'autobomba fosse “italiano”, ossia in grado di comprendere le istruzioni anche nella nostra lingua. Ma è solo una ipotesi: l'autobomba, come detto, era un blindato artigianale con l'abitacolo corrazzato e solo una feritoia per lasciare la visuale. Nel video – a differenza di altri – non viene mai mostrato il guidatore (solo ad un tratto spunta un braccio). Quindi non si sa se avesse, o meno, una rice-trasmittente o un telefono.


In altre parole: poiché quando la voce fuoricampo dava le indicazioni (yalla, piano) era abbastanza improbabile che il guidatore lo potesse sentire – sia per la distanza che per il rumore del motore – siamo di fronte a due possibili eventualità. La prima è che la voce fuori-campo parlasse ad alta voce, ma lo facesse più per se stesso che per altro (tipo un tifoso che dagli spalti urla: “tira” al calciatore, senza la possibilità reale di essere sentito). La seconda, appunto, è che il martire fosse in grado di ascoltare e capire le istruzioni. Insomma: nel gruppo dell'Isis sicuramente c'era un mujhaeddin che parlava italiano. Ma di “italiani” in quella azione potevano essercene due.



Da un punto di vista generale il video dello Stato Islamico girato in Siria non fa che confermare la presenza di foreign fighter provenienti dall'Italia, soprattutto stranieri che hanno acquisito successivamente la cittadinanza o persone che hanno vissuto a lungo nel nostro paese. Ma certo sentire per la prima volta e in maniera così chiara da non lasciare dubbi parlare - seppur brevemente – italiano in un video dell'Isis da un punto di vista emotivo è abbastanza significativo. E fa capire che lo sperduto villaggio di al Naim non è poi così lontano.