Ripescato nel mare di Gela il tesoro di Atlantide

La Soprintendenza del Mare ha riportato alla luce 39 lingotti di Oricalco: risalgono a 2600 anni fa. Per Platone era il misterioso metallo di Atlantide.

Desk2 31 dicembre 2014
Un tesoro è stato ripescato nel litorale di contrada “Bulala” nel mare di Gela, in una zona che in passato ha restituito i resti di ben tre navi arcaiche. All’interno di un relitto databile alla prima metà del VI secolo a. C., 39 lingotti di un materiale nobile, l’Oricalco, simile al moderno ottone, noto nell’antichità come metallo prezioso, tanto da essere considerato al terzo posto per valore commerciale, dopo oro e argento.




“Il rinvenimento di lingotti di Oricalco nel mare di Gela apre prospettive di grande rilievo per la ricerca e lo studio delle antiche rotte di approvvigionamento di metalli nell’antichità mediterranea" ha dichiarato il Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa. "Finora nulla del genere era stato rinvenuto nè a terra nè a mare - ha continuato -. Si conosceva l’Oricalco attraverso notizie testuali e pochi oggetti ornamentali. Inoltre si conferma la grande ricchezza e capacità produttiva artigianale della città di Gela in epoca arcaica come area di consumo di oggetti di pregio. L’Oricalco era, infatti, per gli antichi un metallo prezioso la cui invenzione produttiva attribuivano a Cadmo. Si pone come ora necessario lo scavo del relitto cui appartengono i lingotti poiché è certo che si tratta di un carico di grande importanza storico-commerciale per aggiornare la più antica storia economica della Sicilia.




Secondo le analisi effettuate con “fluorescenza a raggi X” da Dario Panetta della Tq (Thecnology for Quality) con sede a Genova, ciascun lingotto è frutto di una lega di metalli composta per l’80% di rame e per il 20% di zinco e realizzata con tecniche avanzate, la cui lavorazione, i coloni geloti di origine rodio-cretese avevano appreso molto probabilmente dai Fenici. Platone parla dell’Oricalco come di un metallo misterioso presente in Atlantide e di elevato valore "a quel tempo il più prezioso dopo l’oro" e che le mura che comprendevano la cittadella ove insisteva il tempio di Poseidone a Clito "risplendevano con la rossa luce dell’Oricalco". Infine che “L’Oricalco, quel metallo che ormai si sente solo nominare, allora era più che un nome, ed era estratto dalla terra in molti luoghi dell’isola”.



I primi ad individuare i preziosi reperti nel mare di Gela sono stati i volontari dell’associazione ambientalista «Mare Nostrum» diretta da Francesco Cassarino. Il recupero è avvenuto con una squadra di sommozzatori della Capitaneria di Porto, della Guardia di finanza e della Soprintendenza del Mare.
I lingotti di Oricalco erano in arrivo a Gela, provenienti verosimilmente dalla Grecia o dall’Asia Minore, quando la nave che li trasportava affondò forse per il maltempo.