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Sudan, in arrivo un 2012 di guerra

Scontri nelle zone del Darfur, del Nilo Azzurro e del Sud Sudan. Si rischia la frantumazione del paese. Prepariamoci a un anno molto difficile.

Desk
mercoledì 4 gennaio 2012 17:08

di Osman Mirghani

All'inizio del 2011 in Sudan si parlava di pace e dell'evento che avrebbe cambiato il volto e la storia del paese. Ora, con l'anno nuovo, nella regione sono in corso diverse guerre, che potrebbero ripercuotersi sulla forma dello Stato sudanese e sulla sua carta politica.

L'inizio dell'anno ha visto la divisione dello stato in due: il Sud ha optato per la secessione nel referendum previsto dall'Accordo di pace comprensivo (APC), sottoscritto dal regime di Omar al-Bashir e dal Movimento di Liberazione del Popolo sudanese (MLPS). Nell'Accordo si prevedeva che il governo di Khartoum creasse le condizioni per rendere conveniente l'unità, mentre invece ha spinto per la separazione, alimentando nuovi focolai di guerra.

All'alba del 2012 nel Nord imperversano tre guerre, lungo il nuovo fronte meridionale che attraversa il Sudan da est a ovest, nelle regioni del Darfur, del Kordofan del sud e del Nilo Azzurro. I rapporti fra Khartoum e il nuovo Stato del Sudan del sud sono già tesi, con i caratteri ora della guerra fredda, ora del confronto aperto.

Molti elementi, come la guerra per i proventi del petrolio, fanno supporre che nei prossimi anni questi fronti si intensificheranno ancora di più. Questo ha spinto il Sud a cercare vie alternative anche molto costose per esportare il suo oro nero, magari passando per l'Uganda. Tra le due parti è anche in corso una "guerra per procura": ogni governo accusa l'altro di foraggiare i propri oppositori e incoraggiare ribellioni.

È in campo anche il Fronte Rivoluzionario del Sudan (FRS), composto dal ramo nord del MLPS e da tre movimenti armati del Darfur, che mira a rovesciare il presidente Bashir "con ogni mezzo". Il Fronte dispone di forze cospicue: secondo alcune stime i soli militanti ex-MLPS nel Nord sono 24-30 mila, soprattutto nelle alture di Nuba (Kordofan del sud) e nella regione del Nilo Azzurro, e si aggiungono a tre movimenti armati del Darfur. Non è un segreto che il FRS sia appoggiato dal Governo di Juba, e con l'escalation di tensione sui due versanti del confine e l'intensificazione delle attività del Fronte, i confronti potrebbero presto sfociare in una guerra fra il Nord e il Sud. Uno sviluppo in questo senso avrebbe conseguenze devastanti.

Il Governo di Salvezza Nazionale aveva già provato ad accordarsi con i maggiori movimenti armati del Darfur, per chiudere il conflitto locale e propagandare il risultato ottenuto come un "ritorno alla pace" e come compensazione per la secessione del Sud. Serviva a questo scopo il forum di pace di Doha, con la mediazione del Qatar. Fallito il forum, il governo ha deciso di usare tutti i poteri a sua disposizione per tentare di sconfiggere una volta per tutte i movimenti armati che lo avevano fatto fallire, a cominciare dal Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (MGU) di Khalil Ibrahim, considerato il più pericoloso. Il Governo ha anche cercato di ostacolare la formazione di un'alleanza dell'FRS capace di effettivo coordinamento sul territorio.

Il regime di Bashir, che secondo alcuni suoi affiliati "si è liberato del peso del Sud", è ora impegnato nel progetto della "seconda Repubblica": cerca di cambiare, dopo la carta geografica, anche il volto politico del Paese. Il governo avrebbe voluto inaugurare il 2012 con il Darfur già pacificato per due ragioni. Primo, entro i primi sei mesi dell'anno si terrà il referendum sullo status amministrativo del Darfur, che deciderà se la regione rimarrà divisa in tre distretti o si costituirà in un'amministrazione unitaria. L'MGU ha già annunciato che si opporrà al referendum. Secondo, nei prossimi mesi sarà scritta la nuova Costituzione, destinata a toccare la forma di Stato e di Governo e i rapporti fra Khartoum e le regioni, oltre alla questione identitaria.

Il Governo di Salvezza Nazionale considera la nuova Costituzione un pilastro fondamentale di quella che chiama la "seconda Repubblica", perciò ha cercato di attirare varie forze politiche in un'ampia coalizione di governo. Gli obiettivi erano garantire la legittimità della nuova Costituzione, assicurare che anche gli oppositori se ne assumessero la responsabilità, e contrastare qualsiasi tentativo di importare in Sudan le conquiste della primavera araba, soprattutto considerando l'inasprirsi delle ristrettezze economiche e del malcontento nei confronti della situazione e del regime.

È questo il contesto in cui dobbiamo analizzare l'uccisione di Khalil Ibrahim, compiuta secondo Khartoum in "battaglia" - secondo l'MGU, un "raid omicida" - con un missile aria-terra teleguidato. Il Governo di Salvezza Nazionale lo considerava il suo oppositore più pericoloso in Darfur, soprattutto dopo che nel 2008 aveva orchestrato da Omdurman un tentato colpo di stato invadendo la capitale. Nonostante avesse arrestato e condannato a morte numerosi militanti, allora il governo aveva avviato un dialogo con Ibrahim, con la mediazione del Ciad e del Qatar, sfociato in un accordo-quadro. Il governo aveva anche graziato i militanti condannati. L'accordo, tuttavia, non produsse la conseguenza che il Governo si aspettava: l'adesione del MGU al forum di pace di Doha.

Sembra dunque che il Governo, abbandonato questo piano, abbia deciso di liquidare Ibrahim. L'MGU ha annunciato che il suo capo aveva già subito un attentato a Tripoli, mentre era ospite di Gheddafi. Fuggito dalla Libia alla caduta del regime locale, Ibrahim aveva ristabilito il controllo sui ribelli sudanesi. Il regime teneva sotto osservazione tutti i suoi movimenti da quando era rientrato nei confini nazionali. La sua postazione è stata attaccata, e lui ucciso, prima di poter superare la frontiera con il Sudan del sud e riprendere contatti con il FRS.

Dopo questa operazione la tensione in Darfur è salita, e Khartoum ha aumentato i preparativi, per anticipare qualsiasi forma di ritorsione dell'MGU. Alla fine dell'anno il Sudan, più che alla pace e alla stabilità, è vicino come non mai a una polarizzazione e un'escalation degli scontri. Con l'inizio del 2012 la pressione aumenterà e sarà, in ogni caso, un anno difficile.

(traduzione di Filippo M. Ragusa)