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Knox condannata: mi incarcereranno mentre scalcio e urlo (video)

L'estradizione difficilmente potrebbe essere presentata prima della sentenza della Corte di Cassazione. Condannata a 28 anni di carcere per l'omicidio di Meredith.

Desk2
venerdì 31 gennaio 2014 13:07

Amanda Knox
Amanda Knox

«Mi dovranno prendere e trascinare mentre scalcio e urlo in prigione, dove non merito di stare». Lo ha dichiarato Amanda Knox nei giorni scorsi al Guardian in una intervista che il giornale britannico pubblica oggi dopo la condanna a 28 anni di carcere dell'americana per il delitto di Meredith Kercher.

«Non voglio assolutamente tornare indietro in Italia per mia volontà», ha detto Amanda, che spera che le autorità americane non autorizzino la sua estradizione. «Combatterò per provare la mia innocenza», ha aggiunto l'americana.

La Knox ha detto anche al Guardian che in queste settimane prima della sentenza è stata in contatto con Raffaele Sollecito, anch'egli condannato dal tribunale di Firenze per l'omicidio della studentessa inglese, ma che non sono vere le voci secondo cui lui le avrebbe chiesto di sposarla per acquisire la cittadinanza Usa e sfuggire al carcere. «Non è vero - ha detto Amanda - Non capisco da dove la notizia arrivi».



«Non potevo credere a quello che sentito - ha raccontato poi Amanda, invitata al programma "Good morning America", parlando della decisione dei giudici della Corte d'Assise d'appello di Firenze che l'ha annichilita - È veramente come se mi avesse investito un treno. Non mi aspettavo che succedesse questo, veramente mi aspettavo molto di più dal sistema giudiziario italiano. La volta precedente mi avevano giudicato innocente».

Quanto all'ipotesi che possa essere estradata in Italia per scontare lì la pena, la ragazza scandisce: «Non vorrò mai tornare in quel posto dove...combatterò fino alla fine, non è giusto e non è corretto». Amanda rivela poi di aver ascoltato direttamente lei la sentenza, dopo essersi collegata al sito web di una tv italiana, nonostante inizialmente avesse pensato di aspettare la telefonata dei suoi legali. E quando la sentenza è stata letta «non potevo credere a quello che sentivo, tutta la mia famiglia era lì e io cercavo di ascoltare e di dire loro quello che sentivo».

Da quel momento, è passata attraverso «un'ondata di reazioni», ma solo «mentre venivo qui - continua, rivelando di aver parlato con un prete italiano che aveva conosciuto in prigione - ho pianto per la prima volta». «No, tutto questo è sbagliato - dice con forza - e farà di tutto per dimostrarlo». Infine, Amanda conferma di aver inviato al suo avvocato una lettera indirizzata alla famiglia di Meredith: «Voglio che capiscano che è incredibilmente difficile...Una sentenza non è più una consolazione per loro».

Verrà estradata in Italia? - Dopo la condanna da parte della Corte d'Assise di Firenze, per Amanda Knox torna lo spettro dell'estradizione, che, comunque, difficilmente potrebbe essere presentata prima della sentenza della Corte di Cassazione. Di fronte ad una conferma della condanna, spiega all'Abc Bruce Zagaris, avvocato di Washington specializzato in procedure di estradizione, la giustizia italiana potrebbe presentare una richiesta formale di sconti la pena in Italia.

Richiesta che è discrezione e che, pertanto, potrebbe non essere mai presentata. Se, invece, le autorità giudiziarie lo facessero, sostiene Zagaris, il passo successivo sarebbe quello di sottoporlo al dipartimento di Stato americano ed all'Ufficio affari internazionali del dipartimento di Giustizia. Quindi, se da Washington arrivasse un ok alla richiesta di estradizione, le autorità manderanno la loro valutazione ai procuratori federali di Seattle, dove vive la giovane. E, davanti ad una Corte, la Knox avrà la possibilità di difendersi.

Quel tribunale, ha spiegato l'avvocato, «potrebbe anche tenere in considerazione che ci sono state irregolarità nel caso e che, dunque, in considerazione di quelle irregolarità e del tempo che ha passato in carcere, non è nell'interesse della giustizia» estradarla. Senza contare che, sulla base della legge americana, nessuno pùò essere incriminato due volte per lo stesso reato (il cosiddetto 'double jeopardy'). Questo principio, aveva già spiegato tempo fa all'Abc Christopher L.Blakesley, professore di diritto internazionale all'università del Nevada, darebbe alla Knox «la possibilità di contestare»