Kimyongur resta in carcere in Italia

Si è tenuta oggi l’udienza formale per chiedere al giornalista se volesse essere estradato in Turchia. Lunedì prossimo ci sarà una nuova udienza.

Desk2 26 novembre 2013
[b]di Giorgia Pietropaoli[/b]


Bahar resta in carcere. Il giornalista belga di origini turche, odiato dal governo di Erdogan e atterrato in Italia giovedì scorso per partecipare ad alcune conferenze sulla Turchia, è stato raggiunto da un mandato di cattura turco del 2006, diffuso dall’Interpol. Un mandato vecchio, che la sentenza di un tribunale (quello olandese) ha ritenuto essere basato su accuse infondate. Eppure Bahar continua ad essere perseguitato dal governo di Erdogan che vorrebbe far tornare il giornalista in terra turca dove probabilmente sarà imprigionato e torturato.


L’avvocato nominato dalla famiglia, il penalista Federico Romoli, ha dichiarato che l’udienza di oggi era soltanto un proforma previsto dalla procedura per la richiesta di estradizione. «Oggi la Corte d’Appello di Brescia doveva chiedere a Bahar se volesse essere estradato in Turchia oppure no. La risposta era scontata, da parte di Bahar. Il nodo importante da sciogliere sarà quello legato alla sua liberazione e l’udienza si terrà lunedì prossimo. Ho già cominciato a preparare la memoria per chiedere al giudice una misura cautelare meno restrittiva, come gli arresti domiciliari, per esempio. Mi ha confortato, in parte, che il giudice conoscesse Bahar e la sua storia, il suo attivismo e il suo impegno per i diritti umani. Questo non ci dà la certezza che il mio assistito sarà liberato ma possiamo ben sperare.
Al momento la Corte non ha nemmeno un dossier o un solo foglio mandato dalla Turchia, esiste solo il verbale d’arresto», ha raccontato il penalista. «Voglio sottolineare il fatto che lunedì non si deciderà sull’estradizione ma soltanto sulla liberazione di Bahar. La procedura di estradizione durerà qualche mese».


E Kimyongur probabilmente dovrà aspettare per tutto questo tempo in Italia. Aspettare per sapere se sarà spedito in Turchia. Aspettare senza poter raggiungere la sua famiglia. È quasi certo, infatti, che la Corte non deciderà per la sua totale liberazione, proprio per evitare che il giornalista torni in Belgio e, così facendo, impedisca l’espletarsi della procedura per l’estradizione.


Insomma, quello che non è accaduto nei Paesi Bassi, in Belgio e in Spagna potrebbe accadere in Italia. Il nostro Paese potrebbe decidere di fare un favore al governo turco ed estradare il giornalista che ha denunciato la situazione dei suoi colleghi imprigionati e torturati proprio in Turchia. L’Italia potrebbe decidere, dunque, che lo stesso destino tocchi a Bahar.


Dietro questa vicenda ci sono delle valutazioni politiche che non possono essere ignorate e ulteriormente taciute. Cos’ha da dire il nostro parlamento, in proposito? E la Cancellieri si degnerà di spendersi per liberare Bahar così come si è spesa per la figlia di Ligresti?