Gezi Park, la polizia brucia l'albero dei desideri

L'albero dei desideri era uno dei simboli della battaglia in difesa di Gezi Park e di riscatto per i cittadini. Dalla costruzione dei desideri di futuro al fuoco.

redazione 15 giugno 2013

L'albero dei desideri era uno dei simboli della battaglia in difesa di Gezi Park e di riscatto per i cittadini. Dalla costruzione dei desideri di futuro al fuoco.


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Qualche giorno fa, sull'albero dei desideri di Gezi Park ha scritto un bel reportage Sara Datturi per Nena-News.Globalist. Era l'11 giugno. Lo riproponiamo.


da Istanbul

[b]Sara Datturi[/b]



Istanbul, Parco Gezi, simbolo di questa Turchia che forte chiede libertà di essere ed esprimersi. Una Turchia in rivolta, in trasformazione che continua a scendere nelle piazze. Mentre il parco Gezi diventa uno spazio urbano occupato, ripensato e ripreso, nella piazza di Ankara i manifestanti vengono assaliti nuovamente dalla polizia con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Stesse scene a Izmir e in Anatalya dove domenica sono scesi in piazza migliaia di persone (2,000 e 10,000 per la precisione) e ancora nel quartiere Allevita di Gezi che ogni notte diventa lo scontro silenzioso tra una minoranza della popolazione turca che chiede con forza il rispetto e la libertà di professare la propria identità in pace.


Libertà di essere, creare, ripensare il proprio spazio urbano, cantare e suonare tra le vie, nei pochi prati rimasti. Il parco Gezi sta diventando tutto questo, è un’esibizione a cielo aperto di un’arte umana in rivolta, che si esprime attraverso i mille colori di questa terra. C’è un albero creato da fili di ferro, un elemento simbolo del progresso, della costruzione di palazzi alti e imponenti. Qui, in questo progetto urbano in itinere, tramutato in un elemento comune, c’è l’albero della resistenza dove tutti possono scrivere, aggiungere pensieri e disegni.Dietro questa scultura, una piscina di cemento diventa un’esibizione a cielo aperto di disegni e parole portati da bambini, ragazzi, adulti in giacca e cravatta.


Ogni persona si sente partecipe e libera di potersi esprimere. Tanti progetti che nascono e che si evolvono in solidarietà con tanti amici internazionali come Alberto da Milano e Sophie da Berlino, che sono arrivati in questa nuova Istanbul per dare il loro contributo a questa scintilla di cambiamento. Una favilla che sebbene sia nata qui a Taksim riprende un leit-motive comune in tante piazze del mondo. Un’indignazione e una ribellione verso un sistema contratto, incapace di dare spazio di critica e rivendicazione ai suoi abitanti.

Erdogan, che ha definito che ogni arte è brutta, in questo parco, in questo pezzo di terra ri-occupata diventa il giullare di corte. La sua argomentazione si nullifica di fronte a tal energia creativa effervescente. [b]Ogni scritta, tenda e spazio diventano un luogo d’espressione collettiva, rigenerante. Qualsiasi angolo di parco si riempie di musica improvvisata: flauti che si mescolano a tamburi, abbracci collettivi e mignoli intrecciati. Una terra riconquistata da questo pezzo d’umanità in rivolta che dipinge e canta i suoi desideri[/b], il suo diritto eterogeneo di essere e proteggere questa differenza che ci caratterizza: Geziconosujor, geziSpeaks, Gezispricht, Geziexprimé, Gezi Parla (per ulteriori informazioni e per vedere le foto [url"Gezi Speaks"]gezispeaks.tumblr.com[/url]).