Puppato: il Pd chieda scusa ai suoi elettori

Laura Puppato, senatrice Pd, a Globalist. "Basta tradimenti, infingimenti, correnti. Vogliamo i nomi dei 101 che hanno votato contro Prodi". [Fabio Luppino]

Desk4 10 maggio 2013
di Fabio Luppino

Laura Puppato, senatrice democratica,candidata nelle scorse primarie, unica donna, tiene al Pd, ma soprattutto vuole dare risposte chiare a chi ha votato il Pd. "Noi dobbiamo chiedere scusa ai nostri elettori. Basta correnti, basta tradimenti, basta infingimenti".


Che succede domani?


Si parlerà molto poco di programmi visto che si dovrà trovare una soluzione per fare il congresso.


Quante firme ha raccolto sul documento contro le larghe intese?


Non ho mai dichiarato e non ho mai voluto raccogliere firme. Mi hanno chiamato almento venti persone oggi invece per esprimere consensi al mio manifesto. Bisogna trovare una strada chiara per il nostro elettorato e si chieda scusa per il fatto tragico accaduto con la mancata elezione di Prodi. Inizi un percorso privo di prevalenza di correnti che sono solo deleterie e producono solo divisioni.


Un nuovo inizio dovrebbe essere all'insegna della trasparenza. Non sarebbe arrivato il momento di sapere chi sono i 101 che hanno votato contro Prodi?


Questo lo chiederemo domani insieme con i giovani di Occupy Pd e con le realtà associative che vogliono promuovere l'iscrizione al Partito democratico il 2 di giugno, in segno di rappresentanza di un partito che ha voglia di rinascere davvero senza più infingimenti, tradimenti con la libertà di un pensiero forte e determinato.


Qual è stato l'errore principale di Bersani?


Bersani ha sbagliato due volte. La prima quando ha pensato di aver già vinto le elezioni e si è affidato ad un messaggio vago e troppo leggero, che potesse raccogliere il senso di un'offerta a Monti. Così abbiamo perso per strada una buona parte dei nostri e soprattutto una parte di quella prateria di elettorato che era disponibile a raccogliere una proposta davvero progressista e molto radicale. A partire dalle imprese che avevano voglia di capire se c'era una politica a loro indirizzata: sempre osannate e elogiate, ma poi messe da parte a vantaggio dei poteri forti. Che non rappresentano certo le medie e piccole imprese. Bersani non ha parlato a questo pezzo di società.


Quale è stato il secondo errore?


Quello di pensare di aver percorso tutte le vie per recuperare una iniziativa politica con il M5S, continuando a dire che governo e presidenza della Repubblica fossero separati, avendo di fatto, senza dirlo, già cambiato linea politica.


Quando si deve fare il congresso?


Prima si fa e meglio è.


Per quanto tempo si può spiegare agli elettori del Pd che si deve governare insieme a Berlusconi?


Il tempo di vita di questo governo sarà esattamente proporzionale alla quantità di buona fede che ci ha messo Berlusconi nell'appoggiarlo. A staccare la spina a questo governo non sarà il centrosinistra, sarà il centrodestra e lo farà per ragioni strumentali.


Per salvare il Pd secondo lei è necessario azzerare la classe dirigente che c'è ormai da più di venti anni?


Un passaggio epocale, ma attenzione: il problema non è giovani-vecchi. Il problema è capire se siamo un tutt'uno per governare il Paese.


Ma oggi cosa è il Pd. Così come è ridotto, a cosa serve?


Il mio manifesto ha questa intenzione. Dobbiamo dire in maniera chiara che il governo delle larghe intese è assolutamente provvisorio, che non è una linea politica, non può rappresentarla. E' una mediazione indispensabile per l'urgenza che c'è. Non si può pensare di governare con il Pdl per i prossimi cinque anni.


Quali le priorità per il Pd a cui lei pensa?


Partiamo dal Green New Deal. Nuovi fattori, qualità di prodotto, liberare il Paese dalle solite lobby che non hanno interesse a dare servizi e a ridurne i costi. Ci vuole poi un livello di giustizia che garantisca cittadini e imprese: via la corruzione, via, con tutti gli strumenti che abbiamo. A partire dalla sburocratizzazione e con un'amministrazione pubblica davvero trasparente. Il Welfare non può essere solo cassaintegrazione o esodati, ma ci deve essere un reddito di cittadinanza e garantire tutti i ceti in difficoltà, fino a promuovere il microcredito per le imprese, una frontiera su cui noi dobbiamo esserci.