Violenza contro le donne, la strage senza fine

Incontro alle Nazioni Unite: la violenza sulle donne è il problema di sicurezza mondiale più grande che esista! Fa più vittime delle guerre e uccide lentamente.

Desk 9 marzo 2013
[b]di Simona Lanzoni*[/b]



L'8 marzo nevicava fortissimo a New York.
Fondazione Pangea era alle Nazioni Unite, alla Commissione che ogni anno affronta un tema specifico a proposito delle donne. Quest'anno toccava alla violenza e il freddo che c'era fuori dal Palazzo di Vetro pare fatto apposta per raccontare il clima che si vive nelle stanze dei bottoni delle Nazioni Unite, dove i Governi dei Paesi presenti, per arrivare a stilare un documento condiviso, mercanteggiano i nostri diritti. Senza mai trovare un accordo.
Eppure qui c'erano donne, venute da tutto il mondo, per raccontare, documentare, spiegare e soprattutto proporre soluzioni e non solo la condivisione dell'orrore della violenza che hanno visto e subito. Ci sono tonnellate di dati e altrettanto dolore. Ma ancora nulla di fatto.



In Canada, nel civilissimo Canada, una donna muore di violenza domestica ogni sei giorni; nel Sudafrica che ha sconfitto l'apartheid ne muore una ogni sei ore; in Italia una ogni due giorni. In contesti di guerra, come l'Afghanistan o la Repubblica Democratica del Congo, di dati ufficiali non ce ne sono...



Racconti di storie raccapriccianti, a qualsiasi latitudine e longitudine, scatenate da questioni politiche, religiose, lavorative, familiari; prostituzione, matrimoni forzati, traffico di corpi; in guerra come in pace, a tutte le età; neanche l'infanzia è salvaguardata all'innocenza!



Una ragazza egiziana ci raccontava la violenza e la brutalità a cui vanno incontro le sue connazionali se decidono di andare a manifestare per la loro libertà.


Ne aveva parlato a lungo con un funzionario delle Nazioni Unite, ma l'unica cosa che pareva interessargli, su cui tornava incessantemente erano i dati, le cifre esatte, le percentuali. Finché lei non ce l'ha fatta più e gli ha risposto: “Ma perché, secondo lei una non è già troppo?".



"La violenza sulle donne è il problema di sicurezza mondiale più grande che esista! Fa più vittime di qualsiasi guerra e uccide lentamente, e neanche tanto lentamente. E allora perché non è all'ordine del giorno dei G8, dei G12? Perché per contrastarla ed eliminarla non si stanziano fondi adeguati?”, questo l'interrogativo a oggi senza risposta lanciato da Meryem Aslan, la direttrice del fondo sulla violenza di Unwomen.



La questione è politica.
I Governi di tutto il mondo lo sanno, ma non hanno ancora trovato un accordo per una dichiarazione condivisa di contrasto ed eliminazione della violenza. Perché? Perché sono ancora molti i gruppi conservatori che vogliono mantenere le donne sotto il giogo della discriminazione, gruppi con tantissimi soldi che organizzano cene lussuose e convegni dai titoli altisonanti per convincere i governanti che i diritti delle donne sono anche troppo avanti.
Ma quante donne dovranno ancora pagare la mancanza di volontà politica di chi ci governa? Quanto ancora dovremo resistere, essere discriminate e morire lentamente?



Nelle grandi conferenze pubbliche i rappresentanti dei Governi si riempiono la bocca di belle parole: “diritti”, “uguaglianza”, “pace”. Promesse. Promesse che hanno la stessa consistenza della neve che già comincia a sciogliersi nelle pozzanghere di New York. 

Esco da questo otto marzo tristemente. Mi aspetto che l'Italia in questo contesto internazionale faccia del suo meglio per difendere i diritti umani, e quindi anche quelli delle donne, e che si impegni concretamente in casa propria attuando reali politiche. Basterebbe poco, magari iniziare ad applicare leggi già esistenti.


[i]*Vice presidente e direttrice progetti Fondazione Pangea Onlus [/i]