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Culture

Flautini, flautoni e Voci di Corridoio

Flauti di tutte le misure, canzonette d'epoca e preoccupazioni per gli autori [Stefano Torossi]

lunedì 3 dicembre 2012 12:18

di Stefano Torossi
3 dicembre 2012

Flautini e flautoni. La settimana scorsa abbiamo manifestato la nostra gratitudine a Nuova Consonanza per la sua esistenza. Confermiamo e segnaliamo un altro interessante concerto, giovedì 22 nella Sala Accademica del Conservatorio di S. Cecilia: "Forme d'aria". La serata apre con un discorso breve, preciso e chiarissimo (magari averne sempre uno così, prima di questi ascolti difficili) di Alessandro Sbordoni, esecutore insieme a Roberto Fabbriciani e ad Alvise Vidolin, che con poche giuste parole ci racconta cosa stanno per fare.
In programma brani di Cage, Scelsi e improvvisazioni sugli stessi. Vidolin al controllo dei suoni e dell'elettronica, Sbordoni con il suo bayan, una fisarmonica che è meglio di un organo, Fabbriciani con il flauto d'oro, il flauto basso, e con un aggeggio che non avevamo mai visto prima, un flauto contrabbasso; un grosso tubo con sifone a collo d'oca, in grado di emettere note profonde, il quale, oltre che a noi, piacerebbe di sicuro anche a un eventuale idraulico musicofilo di passaggio.
Qui, ci siamo detti, occorre documentarsi. Detto fatto. Pare che esista perfino un flauto iperbasso, fatto costruire e suonato dallo stesso Fabbriciani, unico al mondo a osare tanto. Wikipedia: "Il flauto iperbasso è lo strumento più grande e più basso della famiglia dei flauti. Suona in do, quattro ottave sotto il flauto traverso, tre sotto il flauto basso, due sotto il flauto contrabbasso, una sotto il flauto subcontrabbasso. Il tubo dello strumento è lungo oltre 8 metri e la nota più grave che produce è il do un'ottava sotto il do basso del pianoforte, considerato il limite della percezione umana". Ma quanto fiato ci vorrà per suonarlo?
Una frivolezza per riprenderlo, il fiato. Forse non tutti sanno che John Cage, oltre che un innovatore della musica, era anche un buono scacchista, e nel 1958 sorprese tutti andando in TV da Mike Bongiorno e vincendo a Lascia o Raddoppia cinque milioni con domande sui funghi. Milioni del '58!

Sironi e il Quartetto Cetra. Che bel contrasto, il pomeriggio del 24 all'Aula Magna dell'Università, fra il retorico ma splendido affresco di Sironi nell'abside che domina il palcoscenico con tutta la simbologia dell'Italia Fascista, e le Voci di Corridoio. Un quartetto vocale, sostenuto da un buon trio ritmico, che fa con grandissima e professionale leggerezza, più qualche divertente gag, tutto il repertorio vocale dagli anni trenta ai sessanta, "Lo swing all'italiana": Natalino Otto, Kramer, Luttazzi, Jula De Palma e, per l'appunto, il Quartetto Cetra.
Ci ha piacevolmente sorpreso che l'Istituzione Universitaria dei Concerti, la quale di solito se la fa con autori ed esecutori classici, se non addirittura di contemporanea, abbia trovato la voglia e lo spazio per ospitare quello che molti esteti della musica alta considerano ancora un repertorio stupidotto e non degno di attenzione. Bene, vuol dire che c'è qualcuno che trova gusto a divertirsi senza perdere la faccia anche fra le austere mura della grande sala di Marcello Piacentini. Sta a vedere che i quattro frivoli canterini sono sulla strada di diventare dei classici anche loro. Lo meriterebbero.

Stati Generali dell'Autore (musica, Tv, letteratura, teatro). Lunedì 26 al Dipartimento di Comunicazione della Sapienza, nella sede di Via Salaria, convegno patrocinato dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori. Una di quelle iniziative che nelle intenzioni dovrebbero scoprire, affrontare e magari anche risolvere i problemi di tutta una categoria.
Parcheggiamo davanti al N. 125, un cancello che dà su uno slargo maestosamente occupato dal mausoleo di un antico romano. Sulla lapide c'è, in grande, la dedica. A Lucilio Peto. Non siamo riusciti a sapere se in latino quel cognome significa lo stesso che in italiano. Se è così, immaginarsi l'inferno di sberleffi che il piccolo Lucilio deve aver passato a scuola prima di diventare un famoso pretore.
Molti ospiti eccellenti, Giorgio Assumma, Alessandro Occhipinti, Roberto Faenza, più il padrino dell'evento, Natale Antonio Rossi.
Mario Morcellini, direttore del dipartimento fa un intervento di rara intelligenza e chiarezza che ci colpisce per la lucidità con cui analizza i problemi e per la scelta accurata e precisa delle parole e del loro concatenarsi. Eppure ci siamo accorti che anche lui, mente brillante, sintesi fluida, cede alla civetteria così incomprensibilmente diffusa fra tanti maschi di mezza età, e sfoggia un ridicolo e visibilissimo riporto. Che strana debolezza. Invece di essere soddisfatti di quello che c'è dentro la testa, vanno a preoccuparsi di quello che c'è sopra.
La mattinata è conclusa da una lectio magistralis di Ugo Volli che annuncia per l'autore contemporaneo lo stesso tipo di cataclisma storico che mise al tappeto il mondo degli intellettuali all'epoca di Gutenberg. Oggi è la rete che sconvolge tutte le sicurezze accumulatesi dal settecento in poi. Spazzata via la tutela del diritto. In bilico perfino il concetto di proprietà intellettuale e di identificazione dell'autore con la propria opera. Come spesso nella storia, siamo di nuovo al punto di partenza. Preoccuparcene?
Poi ci siamo ricordati che tanto il mondo finisce a mezzanotte del ventuno, e allora siamo andati a consolarci al buffet.