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Obama rieletto: Israele deluso, palestinesi tacciono

La notizia della vittoria del Presidente Usa in carica in Israele non è stata accolta con favore. I palestinesi per ora si mostrano indifferenti.

desk
mercoledì 7 novembre 2012 09:18

di Michele Giorgio

Altri quattro anni di Barack Obama alla Casa Bianca. Il presidente riconfermato celebra e il suo avversario Mitt Romney ingoia una sconfitta netta. l Medio Oriente, regione alla quale i due duellanti avevano fatto ampio riferimento durante la campagna elettorale, specie per manifestare sostegno incondizionato in Israele, attende di capire come sarà il secondo mandato di Obama. All'insegna di iniziative diplomatiche più incisive o segnato dall'"attendismo" (a dir poco) registrato negli ultimi quattro anni?

Certo è che in Israele la notizia della riconferma del presidente Usa non è stata accolta con un applauso. Molti desideravano la vittoria del repubblicano Mitt Romney. Perchè? «Obama non fa gli interessi di Israele - spiega Ofer Baehr, un israeliano di Gerusalemme - E' troppo morbido con l'Iran e gli arabi. Preferivo Romney che sa con chi stare in Medio Oriente». Queste poche parole riflettono il pensiero di buona parte dell sua gente verso Obama, un presidente che gli israeliani non hanno mai gradito. I coloni si divertivano a chiamarlo Barack Hussein Obama, per sottolineare che è figlio di un musulmano anche se il presidente Usa ha sempre detto di essere un cristiano.

Secondo un sondaggio pubblicato nei giorni scorsi, solo il 21,5% degli israeliani ritiene la politica di Obama vicina agli interessi d'Israele, contro il 57,2% che vede in Romney un alleato sincero.

E' davvero curioso questo atteggiamento, anzi irrazionale. Obama non si è mai imposto su Israele, lo ha difeso e protetto anche quando ha commesso crimini, come l'arrembaggio nel 2010 alla nave turca Mavi Marmara, all'Onu e sulla scena internazionale. Ha subito messo da parte la volontà annunciata all'inizio del suo mandato di bloccare la colonizzazione dei territori occupati palestinesi. Ha spento un anno fa il progetto di adesione piena all'Onu dello Stato di Palestina. E qualche giorno fa ha fatto recapitare a Tel Aviv un gradito regalo: l'estensione per altri quattro anni delle garanzie sui prestiti a Israele: quattro miliardi di dollari da qui al 2016. Senza dimenticare accordi e aiuti in campo militare concessi dagli Usa a Israele durante il suo mandato, coronato dalla mega esercitazione congiunta, in funzione anti-Iran, in corso nel Neghev. Regalo che Israele ha ricambiato annunciando ieri la costruzione di 1.213 nuovi appartamenti nelle colonie di Gerusalemme Est, la zona palestinese occupata nel 1967.

Eppure agli occhi degli israeliani Obama continua a passare per un amico degli arabi e dei musulmani, se non addirittura un «avversario». Un giudizio condiviso dall'uomo comune, dall'analista e dall'uomo politico, con rare eccezioni. Tranne i giudizi favorevoli espressi dal solito Haaretz, la stampa ha in un modo o nell'altro fatto capire che una vittoria di Romney farebbe gli interessi di Israele più di quella di Obama. E sul quotidiano più vicino al governo, Israel Hayom, ieri c'era anche un intervento del miliardario americano ebreo Sheldon G. Adelson, che ha scritto «non sono stato io ad abbandonare i democratici ma sono stati loro ad abbandonare me». Uno degli uomini più ricchi d'America sostiene che Obama e il suo partito ormai viaggiano sulle onde dell'antisionismo. Ad augurarsi la vittoria di Romney era, senza ombra di dubbio, il premier Netanyahu che con Obama non ha mai avuto feeling, anche perchè il presidente Usa, almeno sino ad oggi, ha frenato il suo piano di attacco aereo alle centrali atomiche iraniane.

La cosa curiosa di tanto accanimento è che dall'altra parte i palestinesi in Obama non vedono l'amico degli arabi di cui parlano gli israeliani. «Sono gli Stati Uniti ad adattarsi alla realtà israeliana e alla natura del suo governo e non il contrario: ciò significa che le posizioni americane riguardo Israele sono sempre le stesse e per i palestinesi non cambia mai niente», dice l'analista Mohammed Abdelhamid. L'indifferenza perciò regna nei Territori occupati, persino a Deir Dibwan, un villaggio tra Ramallah e Nablus dove tanti abitanti partiti per gli Stati Uniti negli anni 50 e 60 sono poi ritornati a casa con in tasca il passaporto americano.

Eppure non pochi palestinesi, senza dirlo, si auguravano la vittoria di Obama, non certo perchè pensano che potrebbe favorire la realizzazione delle loro aspirazioni, ma perche' vedevano Romney come un «piccolo George Bush». Il candidato repubblicano, tanto per mettersi in luce, ha accusato il popolo palestinese di essere il responsabile del conflitto in Medio Oriente. Darwish Omari, un palestinese di Ramallah, dice quello che pensa un intero popolo: «Obama è un ingannatore, aveva promesso tante cose agli arabi e i palestinesi (nel giugno 2009, durante un noto discorso pronunciato al Cairo) ma non ha mantenuto la sua parola. Ma Romney è peggio e se fosse andato al potere avremmo visto altre guerre, a cominciare da quella (israeliana) all'Iran».
Purtroppo per Omari, Obama le guerre le fa anche lui.


  SPECIALE: OBAMA VS ROMNEY