Un giornalista su dieci vittima di intimidazioni

Lo dice il Rapporto di "Ossigeno per l'informazione". Il dato si riferisce agli ultimi sei anni. Il rapporto consegnato al presidente della Camera.<br>

redazione 5 ottobre 2012
Si va delle querele che fanno rischiare il carcere, alle pressioni, alle minace,a lle aggressioni fisiche vere e proprie. I giornalisti in Italia fanno un mestiere a rischio anche quando non sono inviati di guerra, soprattutto quelli che lavorano in alcune zone del paese. I dati del III Rapporto di "Ossigeno per 'Informazioni" sono per molti versi inquietanti: sono 262 i casi di giornalisti minacciati con varie modalità verificati dall'Osservatorio nei primi sei mesi dell'anno. L'Osservatorio è nato proprio con lo scopo di portare alla luce tutti gli ostacoli e le minacce che i giornalisti devono affrontare per fare informazione, e per sollecitare l'attenzione delle istituzioni. Oggi il Rapporto è stato consegnato dal presidente dell'Osservatorio, Antonio Spampinato e dal presidente dell'Associazione stampa romana Paolo Butturini, al presidente della Camera Gianfranco Fini.


"Al momento il contatore segna 262 giornalisti minacciati con varie modalità - si legge nella nota dell'Osservatorio - Nel 2011 il contatore era arrivato a quota 325. Nel periodo 2006-2010 i casi accertati sono stati 600. Dunque dal 2006 a oggi il contatore ha totalizzato quasi 1200 giornalisti. Il terzo Rapporto Ossigeno spiega perché si può dire senza alcuna esagerazione che per ognuno di questi casi ce ne sono molti altri, almeno altri dieci, non documentabili, episodi che le stesse vittime non vogliono o non possono rendere noti. L’incidenza è molto alta. I giornalisti italiani sono circa 110.000. Negli ultimi sei anni uno su dieci è stato colpito da intimidazioni".

"Il Rapporto espone in modo descrittivo ed analitico la una situazione che, per quanto riguarda la libertà di informazione, fa dell’Italia un caso unico all’intero dell’Unione Europea - continua l'Osservatorio - la condizione di un paese in cui l’informazione è solo “parzialmente” libera, come autorevolmente certificato, fra l’altro, dal 2009, dall’istituto Freedom House. Il caso che suscita l’attenzione internazionale, è quello di un paese democratico avanzato in cui, al di là dei principi affermati, la violenza, gli abusi facili, le leggi arretrate permettono di realizzare una censura subdola e camuffata".