Balotelli King Kong e la vignetta razzista

Il più grande giornale sportivo si butta sulla satira razzista contro Balotelli, raffigurato come King Kong appeso al Big Ben e bersagliato da palloni. A voi fa ridere?

Desk 24 giugno 2012

Mario Balotelli disegnato in versione King Kong a Londra, arrampicato sul Big Ben e bersagliato da palloni da calcio. Se fosse apparsa su Facebook nel profilo di qualche leghista razzista, uno si sarebbe potuto anche indignare. Ma il problema è che questa vignetta, che mi rifiuto di chiamare satira, è apparsa sulla Gazzetta dello Sport. Opera di Valerio Marini. Mah...


Capisco che la vena italica non è molto in forma e che per far ridere il tifoso sportivo bisogna attingere ai luoghi comuni più triti e ritriti, ma addirittura il razzismo, no. Che voleva satireggiare Marini? Il fatto che essendo negro è simile a uno scimmione? e dovremmo ridere della trovata?


Viene da pensare tutto il male possibile di un ambiente, quello del calcio, che talvolta sembra aver perso il contatto con la realtà. Perché questa vignetta è la parte satirica di una mentalità che negli stadi è accettata: ossia che a Balotelli si faccia buuu (non è razzismo, dicono, è goliardia), che si canti: se saltelli muore Balotelli. E si possano lanciare banane, sempre come elemento di ironia stile Zelig, immagino.


Penso che la Gazzetta debba chiedere scusa per questa orrenda vignetta. E vorrei capire se non c'è neanche uno del giornale che se n'è accorto e che ha detto: no, non si può... Sui social in molti si stanno arrabbiando, la segnalazione su Fan Page di Ciro Pellegrino.


Luigi Garlando, prima firma della Gazzetta, interpellato sullo scivolone razzista ha dichiarato: "Posso esprimermi solo a titolo personale e allora ti dico che è una vignetta infelice e non riuscita. Certo, devo difendere il diritto di satira contro la censura, ma questo è stato proprio un brutto scivolone che non avrei mai voluto vedere sul mio giornale. Certe domande andrebbero fatte al direttore, che ne ha autorizzato la pubblicazione, io non l’avrei mai permesso”.


(M.Vi.)